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Cellule Staminali Neoplastiche

L’intuizione che all’origine del cancro ci siano cellule con caratteristiche particolari è vecchia di un secolo. Le cellule staminali sono elementi di riserva dei nostri tessuti, quelle cellule che in circostanze normali si attivano solo per ripristinare un danno o per il normale ricambio dei tessuti.

Esse sono capaci di auto rinnovarsi, multi potenti, immortali, molto resistenti agli agenti chimici e fisici, caratteristiche possedute anche dalle cellule dei tumori. Sono cellule che acquisiscono proprietà atipiche dovute alla natura del loro patrimonio genetico.

Con questa scoperta sta diventando sempre più chiaro che la malignità dei tumori è dovuta alla presenza di cellule staminali mutate, e cioè non sono più in grado di differenziarsi e normalizzarsi in modo fisiologico le cellule staminali normali.

Nella vita esistono fattori di differenziazione che bloccano il ciclo cellulare nelle cellule alterate, riparando i danni che sono responsabili della malignità e normalizzando le cellule , oppure se mutazioni alla base della malignità sono troppo gravi, spingono le cellule a morire spontaneamente. Quando ci ammaliamo di cancro non siamo più in grado di produrre fattori di normalizzazione delle cellule staminali alterate., le quali si moltiplicano in modo indefinito.

Molto si è scoperto su come si moltiplicano le cellule tumorali, poco o niente su come si moltiplicano le cellule staminali neoplastiche. Queste cellule, pur essendo pochissime all’interno dei tumori, sono quelle responsabili della crescita della malattia e della sua diffusione nell’organismo (metastatizzazione). Se vogliamo bloccare la crescita di un tumore dobbiamo quindi imparare a riconoscere e colpire le cellule staminali.

Normalmente le cellule staminali si dividono in maniera “asimmetrica”, le cellule neoplastiche invece, almeno da quando si è potuto osservare, si dividono in maniera “simmetrica”. Quando una cellula staminale normale si duplica, dà origine a due cellule diverse fra loro (divisione asimmetrica), perché una rimane staminale, l’altra si specializza e dà origine a tutte le cellule di quel tessuto.

In questo modo il numero delle cellule staminali rimane costante ed il tessuto si rigenera. Al contrario le staminali nella neoplasia si duplicano in maniera simmetrica, dando origine a due staminali ciascuna capace di formare tessuto tumorale. In questo modo il numero delle cellule staminali aumenta progressivamente ed il tumore si espande nell’organismo.

Anche le cellule staminali normali possono duplicarsi in maniera simmetrica: quando devono riparare un tessuto degenerato. Nell’organismo è presente un gene (p53) che ha il compito di coordinare il processo di divisione asimmetrica. Se manca p53 le cellule staminali perdono questa istruzione e si dividono in maniera simmetrica. Questo gene p53 è mancante in circa il 90% dei tumori.

E’ stato visto che una riattivazione farmacologica di p53 correla al ripristino della divisione asimmetrica delle cellule staminali neoplastiche e la riduzione della crescita tumorale senza effetti significativi sulla crescita normale.

Le cellule staminali neoplastiche potrebbero essere il motore che fornisce benzina allo sviluppo dei tumori, alla loro terribile capacità di resistere a farmaci e di ripresentarsi a distanza di tempo.

La proliferazione tumorale non è aberrante ed incontrollata, ma rispetta un programma di sviluppo, sia pure deragliato.

Nello studio del cancro hanno sempre convissuto due teorie contrastanti. 1- tutte le cellule del tumore sono uguali con la stessa capacità di proliferare e generare altra massa tumorale; 2- solo una piccola percentuale di cellule neoplastiche è in grado di alimentare la crescita e lo sviluppo del cancro: le cellule staminali. Le altre sarebbero il risultato della proliferazione, ma incapaci di sostituirle.

La prima prova dell’esistenza delle cellule staminali è venuta nel 1997 con la leucemia: solo una su un milione di cellule generava nuovamente leucemia quando impiantate in topi. Attualmente sono state trovate anche nei tumori solidi: mammella, prostata, melanoma e cervello. E’ stato visto che queste cellule staminali sono in parte simili alle normali Ora si comincia a cercare proteine di superficie che le caratterizzino in maniera specifica.

Se all’origine del cancro ci sono le cellule staminali, si potrebbe capire perché finora si sono dimostrati inefficaci le armi sin qui utilizzate. Quando una staminale di divide generando due cellule, una conserva le caratteristiche di staminali e rimane a riparare, pur conservando la caratteristica di staminale, l’altra va incontro ad un processo rapido di proliferazione e maturazione che però si esaurisce velocemente.

Si può ipotizzare che il grosso della massa neoplastica sia costituito da cellule ormai arrivate alla fine del ciclo proliferativo. Poche cellule staminali invece pur rimanendo a riposo sarebbero in grado di alimentare la crescita del tumore. Il guaio è che i farmaci oggi a disposizione colpiscono soprattutto le cellule che si dividono molto rapidamente. Bisognerà trovare bersagli molecolari specifici delle cellule staminali neoplastiche.

Questo darà origine a terapie molto particolari con concezioni decisamente diverse, dato che attualmente i farmaci antiblastici colpiscono le cellule che si dividono rapidamente mentre risparmiano di gran lunga le staminali neoplastiche che sono a riposo.

Oltretutto le staminali sono in grado di resistere e probabilmente hanno meccanismi con cui riescono a portar fuori dalla membrana cellulare i farmaci chemioterapici.

La lotta è ardua ma non bisogna demordere.