Conosciamo la nutrizione: alimenti OGM

alimenti OGMIl Congresso organizzato dal collega Dr. Paoluzzi dell’Ordine dei medici di Terni, nonché socio ARTOI, con il titolo Il ruolo della fitoterapia e delle medicine integrate in Oncologia: limiti e possibilità di impiego è stato un evento per me importante perché ha portato alla ribalta un tema che non sempre nei congressi di Oncologia viene approfondito: l’alimentazione biologicamente corretta e gli alimenti transgenici (OGM).

Quando si parla di “alimentazione” si pensa ai suoi valori nutrizionali: alle implicazioni delle proteine animali o vegetali, dei carboidrati, dei grassi sulla crescita e proliferazione cellulare o alla deriva infiammatoria che irrimediabilmente può portare un alimento.

Poco o niente invece viene considerato da dove vengono e cosa facciano i loro costituenti. Mi spiego meglio. Una proteina animale o un cereale vegetale provengono da animali o vegetali “cresciuti o trattati” con farine o sementi.

Queste farine o i sementi come vengono prodotti, come nascono e come vengono trattati prima di essere somministrati agli animali e piantati. Mi riferisco agli alimenti geneticamente modificati, detti anche OGM. Questi prodotti sono innocui, hanno influenza sull’organismo? Se la risposta è positiva, dove e quando hanno la loro influenza.

Nel congresso un intervento del prof. Federico Infascelli, veterinario dell’Università Federico II di Napoli è stato illuminante. I suoi studi su animali hanno dimostrato che gli alimenti transgenici, in particolare soia e mais, modificano le cellule degli organi.

Cosa può significare questo dato ancora non è chiaro. Gli studi in merito non sono esaustivi. Mancano, per altro, gli indirizzi e gli standard scientifici per confrontare quello che è stato pubblicato (un esempio classico è il tempi di “latenza” per la valutazione dell’impatto patologico dell’alimento: solo 90 giorni; per alcuni colleghi è decisamente poco, per le Aziende invece è più che sufficiente).

Questo significa che un alimento transgenico, che è ritenuto da studiosi internazionali equivalente ad uno tradizionale, dopo che è stato testato su animali per 90 giorni se non ha modificato la loro salute può essere considerato non nocivo e messo sul mercato. Peccato che spesso le patologie correlate ad alimenti si manifestano dopo molti mesi se non anni (le allergie stesse avvengono dopo ripetute assunzioni, se non legate a shock anafilattico).

Allora andiamo a capire cosa potrebbe capitare a qualcuno di noi se assume alimenti OGM.

Altra precisazione è utile. Quando si parla di assumere alimenti OGM non ci riferiamo soltanto a quelli direttamente mangiati (esempio: latte di soia o spaghetti di soia o pannocchie di mais), ma anche ad animali alimentati con mangimi OGM.

Quello che ho imparato a quel congresso è stato proprio questo. Un animale che si nutre con mangime OGM trasporta nelle sue carni i geni della modifica. Parlo di “geni” perché nell’ingegneria genetica della modificazione vengono utilizzati “geni promotori e geni regolatori” per la funzione del “gene principale” e  “geni” per il mantenimento di integrità del gene, ovvero  “geni per antibiotici” e  “geni per la resistenza ai pesticidi”. Tutti questi geni o parte di essi vengono ritroviamo nei tessuti degli animali o vengono ad essere presenti nel sangue quota patologica di enzimi .

Tutto questo in animali di laboratorio..ma non solo. Il Collega ha dimostrato la presenza dei geni o dei suoi prodotti anche in conigli o nelle capre alimentate con soia OGM.

Il Collega infatti ha dimostrato che capretti nati ed allattati da madri alimentate con soia OGM mostravano negli organi i geni OGM e nel sangue prodotti enzimatici alterati.

Allora mi è sorto un dubbio: anche noi possiamo avere parti di geni OGM o i loro prodotti enzimatici nei nostri organi: VERO!

La discussione sulla valenza e sull’impatto degli OGM sull’organismo umano è aperta. Gli studi in merito sono contrastanti e spesso non eseguiti a “regola d’arte” da entrambi i fronti (pro e contro uso di OGM).

Vero però che qualsiasi modificazione del DNA porta a mutamenti fenotipici più o meno espressi. Solo il tempo potrà dare ragione ad una o altra sponda.
Non possiamo che continuare a studiare ed approfondire le nostre conoscenze, ma un consiglio mi sento di darlo: la sicurezza alimentare passa attraverso la conoscenza di tutto quello che mangiamo e quindi, se non strettamente necessario, evitiamo tutto quello che ci può anche minimamente danneggiare.

Sappiamo che le nostre mucche mangiano per il 90% mangime transgenico, così come i maiali, così come tutti gli animali che mangiamo; il mais è quasi tutto transgenico; l’insulina è prodotta da batteri transgenici!

Vi invito comunque ad approfondire

Massimo BONUCCI M.D.
Presidente ARTOI

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