di Dott.ssa Annunziata Lombardi, Farmacista Salerno

Cannabis medicinaleI CHEMIOTIPI DELLA CANNABIS

La Cannabis sativa è una pianta erbacea annuale a germinazione spontanea, originaria dell’Asia centrale e delle aree vicino alle montagne dell’Himalaya. Dotata di notevole adattabilità ambientale è diffusa in tutte le
zone con clima temperato. Ne sono ricchi l’Iran, il Nepal, la Siria, l’Arabia e l’Europa.

La Cannabis è una pianta dioica appartenente alla famiglia delle Cannabaceae ed anche se permane una certa confusione sull’assegnazione botanica di questa specie, è ormai preminente nella comunità scientifica l’identificazione di un’unica specie polimorfica, Cannabis sativa, e di sue diverse
varietà. Alcuni autori definiscono “drug-tupe” le varietà di pianta ad alto contenuto di THC e “fiber-type” quelle ad alto contenuto di CBD; tuttavia le varietà più importanti, inizialmente identificate come specie vere
e proprie secondo la classificazione del botanico sovietico D.E.Janichewsky, sono la:

  • Cannabis sativa (canapa): la più diffusa, alta fino a 3 metri, molto resinosa e dalla forma
    piramidale;
  • Cannabis indica (canapa indiana): più bassa e con un maggior numero di rami e foglie;
  • Cannabis ruderalis (canapa russa o americana): alta al massimo mezzo metro e priva di rami.

LE SPECIE IBRIDE DI CANNABIS

Oltre a queste varietà di canapa, per così dire stabilizzate, sono state create innumerevoli specie ibride, per lo più in seguito alla manipolazione umana, con lo scopo di esaltare o deprimere alcune delle caratteristiche della pianta. Le diverse varietà di Cannabis differiscono per caratteristiche morfologiche evidenti, come l’altezza del fusto, la forma della foglia, la frequenza dei nodi sul fusto, il periodo di fioritura e per caratteristiche meno evidenti, ma altrettanto importanti, che riguardano la loro composizione chimica.

Tutte le piante producono una serie di composti chimici (definiti metaboliti secondari) che vengono utilizzati dalla pianta stessa per svariate funzioni essenziali per la propria sopravvivenza e per la relazione con l’ambiente:

  • difesa contro gli erbivori (insetti, vertebrati), i patogeni e le altre piante;
  • segnali di richiamo per impollinatori e di comunicazione tra organismi simbiontici;
  • protezione contro i raggi UV, ossidazione ed altri stress fisici.

Spesso questi composti chimici svolgono un’azione biologica/farmacologica anche per l’uomo: l’utilizzo delle piante da parte dell’uomo come agenti terapeutici è basata proprio sulla presenza di tali sostanze.

Ovviamente la Cannabis non fa eccezione e produce migliaia di composti appartenenti alla classe di alcaloidi, flavonoidi, terpeni, ecc.

Tuttavia la classe di sostanze pressocchè tipica di questa pianta è quella dei fitocannabinoidi; prodotti in maniera preponderante nelle infiorescenze della pianta femminile, a livello di piccole appendici epidermiche, note come tricomi, di svariata forma (ghiandolari, peltati, cristolitici), visibili anche ad occhio nudo. Sono 300 ad oggi i tipi descritti (Handbook of Cannabis Roger G.Pertwee).

VARIETA’ DI CANNABIS SATIVA

Le diverse varietà di Cannabis sativa possono differire in maniera anche sostanziale per il contenuto di delta 9-THC e di CBD; da questo punto di vista la Farmacopea Tedesca (DAB), nella Monografia
Cannabisblüten, identifica tre gruppi di infiorescenze:

A. Piante a contenuto predominante di THC: Product group I_ A9-tetrahydrocannabinol >> Cannabidiol
B. Piante a contenuto simile di THC e CBD: Product group II_ A9-tetrahydrocannabinol ≈ Cannabidiol
C. Piante a contenuto predominante di CBD: Product group III_ A9-tetrahydrocannabinol << Cannabidiol

Nell’ambito di ciascun gruppo si identificano diverse varietà di cannabis, con contenuti di delta 9- Tetraidrocannabinolo e Cannabidiolo a volte anche molto simili tra loro;  tuttavia ciascuna varietà possiede un profilo chimico (fingerprint) così unico e peculiare che nessuna varietà può essere sovrapposta ad un’altra; non esistono varietà chimicamente interscambiabili/sostituibili. Nell’ambito della medicina convenzionale l’efficacia di un trattamento farmacologico non dipende soltanto dalla scelta del singolo principio attivo ma anche da una sua corretta formulazione dal punto di vista tecnico e
biofarmaceutico; nell’ambito della fitoterapia (herbal medicine) la sostenibilità del concetto di bioequivalenza e quindi sostituibilità risulta estremamente complicato essendo ciascuna pianta un vero e proprio contenitore complesso ed unico di sostanze chimiche.

USO FARMACOLOGICO DELLA CANNABIS MEDICINALE

Il potenziale uso farmacologico della Cannabis non può ascriversi solo al contenuto in cannabinoidi, di cui il delta 9 – THC e il CBD i principali citati, ma all’intero fitocomplesso.
Ciascuna varietà possiede un profilo chimico unico (fingerprint), essendo peculiare per ciascuna pianta il corredo enzimatico responsabile della sintesi dei metaboliti primari e secondari.
La cannabis presenta una fitochimica che va oltre la sola classe di fitocannabinoidi.

Il numero complessivo dei costituenti identificati è in continua crescita:

• nel 1980, 423 sono i componenti identificati (Turner et al. 1980);
• nel 1995, i componenti arrivano a 483 (Ross and ElSohly 1995);
• tra il 1995 e il 2005 8 sono i componenti che vengono ulteriormente aggiunti (ElSohly and Slade 2005).

Ad oggi i gruppi di ricerca hanno identificato un corredo chimico di circa 130 fitocannabinoidi e 22 classi di costituienti non cannabinoidi (isolati tra il 2005 e il 2012), in particolare i terpeni, per un numero complessivo
di costituenti pari a circa 600 componenti.

Tra i cannabinoidi il delta 9-THC e il CBD sono i più studiati ed importanti, ma anche:

  • cannabinolo (CBN),
  • cannabigerolo (CBG),
  • tetraidrocannabivarina (THCV),
  • cannabicromene (CBC),
  • cannabielsoino (CBE),
  • cannabivarina (CBV),
  • cannabidivarina (CBDV)

e i nuovissimi cannabinoidi identificati nel 2020:

  • – (-)trans-Δ9- tetraidrocannabiforolo (Δ9-THCP),
  • il corrispondente cannabidiforolo (CBDP),
  • Cannabidiexolo (CBDH) e
  • tetraidrocannabiexolo (THCH) che hanno dimostrato avere un’attività farmacologica superiore a quella del delta 9-THC anche di 30 volte.

I TERPENI

I terpeni sono molecole relativamente semplici ed estremamente volatili. La loro volatilità è responsabile del carattere odoroso delle pianta ed hanno la funzione di protezione dalle aggressioni esterne e di attirare o respingere tramite l’olfatto animali che possono rispettivamente impollinare i fiori o mangiare la pianta. Alcuni terpeni hanno proprietà terapeutiche riconosciute dalla medicina tradizionale e sono presenti anche in altre piante di cui sono spesso più caratteristici come il linalolo nella lavanda, ansiolitico soprattutto tramite l’olfatto, il limonene nel limone, beta-caryophyllene del pepe, antinfiammatorio antidolorifico,
myrcene nel luppolo, induce il sonno e miorilassante.

L’ESTRAZIONE DEI TERPENI

L’estrazione specifica dei terpeni dalle piante produce un olio detto essenziale che è un concentrato di “attivi” da usare solo poche gocce ed è alla base dell’aromaterapia. In molte pubblicazioni si parla dell’ effetto “entourage” dei terpeni con i cannabinoidi, cioè della capacità dei terpeni di interagire farmacologicamente con i cannabinoidi influenzandone l’assorbimento polmonare e intestinale, il legame recettoriale e la distribuzione attraverso la barriera ematoencefalica.

Ad oggi tuttavia non ci sono evidenze scientifiche, né sono ancora chiari questi meccanismi di interazione. Al fine di procedere con un approccio sistematico in terapia, diventa dunque fondamentale considerare ciascuna varietà di cannabis un farmaco a sé.

In Italia la cannabis viene identificata:

A. in base alla provenienza:

• di importazione dal Ministero della salute Olandese (OMC): cannabis importata dall’azienda Bedrocan BV esclusivamente attraverso aziende autorizzate dal Ministero della salute Italiano;
• di importazione attraverso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare: cannabis importata in seguito ad aggiudicazione di bandi pubblici indetti dall’Agenzia Industrie Difesa (AID).
• di produzione nazionale: cannabis prodotta dall’unico sito produttivo autorizzato in Italia, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

B. In base al contenuto di THC e CBD:
• Cannabis infiorescenze ad elevato contenuto di THC (THC 17-26%, CBD <1%)
• Cannabis infiorescenze con medio contenuto di THC (THC 12-16%, CBD<1%)
• Cannabis infiorescenze con contenuto simile di THC e CBD (THC 5-8%, CBD 6-12%)
• Cannabis infiorescenze con elevato contenuto di CBD (CBD 8-10%, THC <1%)

C. In base alle singole varietà e rispettivi nomi commerciali:

Bedrocan® è considerata cannabis del tipo sativa. Il suo livello di THC è standardizzato al 22%, con un livello di CBD inferiore all’1%. È la cannabis più ampiamente utilizzata tra quelle offerte dal ministero olandese ed è stata utilizzata maggiormente nella ricerca rispetto ad altre varietà

Bedrobinol® è considerato una sativa. Il suo livello di THC può essere considerato mediamente forte, standardizzato al 13,5%, con un livello di CBD inferiore all’1 %

Bediol® presenta un livello di THC da basso a medio, standardizzato al 6,5% e un livello medio di Cannabidiolo (CBD), standardizzato all’8%. Il Bediol è disponibile in formato granulare ed è considerato del tipo sativa.

Bedica® contiene una quantità media di THC, attorno al 14%, con meno dell’1% di CBD. Si caratterizza per una quantità elevata di mircene, mentre nelle altre varietà essa non è riscontrabile o lo è in misura minima. Il mircene è noto per avere un effetto calmante. Bedica® è anche disponibile in formato granulare

Bedrolite® contiene circa il 9% di CBD e lo 0,4% di THC; è l’unica varietà con un basso valore di THC ed è disponibile in forma granulare.
• FM1 contiene una quantità di THC tra il 13,0 e il 20,0%, con meno dell’1% di CBD. E’ disponibile in forma macinata.
• FM2 contiene una quantità di THC tra il 5,0 e il 8,0%, e di CBD tra il 7,5 e 12,0%. E’ disponibile in forma macinata e proviene dalla varietà CINRO.

Pedanios 22/1 DNK è di provenienza danese, proviene dalla varietà Ghost Train Haze, è disponibile come fiore intero e contiene tra gli altri cannabinoidi il Cannabigerolo in forma acida (CBGA) con un
tenore pari al 3%.

PRODUZIONE SECONDO GACP E GMP

Standardizzazione e controllo di qualità della cannabis

(17)
Un requisito essenziale per i farmaci é una composizione standardizzata, in quanto previene inaspettate sorprese riguardo gli effetti, garantisce l’efficacia e ne assicura la purezza. Per un fitofarmaco come la cannabis questo consiste nello stretto controllo e nel monitoraggio delle condizioni in cui si coltivano le piante. Le varietà di cannabis si differenziano per il loro contenuto specifico di cannabinoidi e terpeni e l’esatta combinazione di questi componenti attivi presenti nel prodotto finale, ne determina l’effetto medicinale. Ciò significa che anche cambiamenti, relativamente piccoli, nella composizione della cannabis possono avere effetti rilevanti sulle sue proprietà medicinali.

Il controllo della qualità, ottenuto mediante la caratterizzazione chimica della pianta, è la chiave per assicurarne l’affidabilitá della composizione.

Le analisi del contenuto di THC/CBD, il profilo terpenico ed il contenuto di umidità vanno eseguite da laboratori indipendenti, che certificano che il prodotto sia privo di contaminazioni, di pesticidi, metalli pesanti e microrganismi. La conformità agli standard industriali per l’igiene e la sicurezza (HACCP), alle norme di buona fabbricazione (NBF/GMP), al sistema di gestione (ISO) e alla buona pratica agricola (GACP) è parte integrante di tutte le fasi della filiera. Le piante di cannabis ad uso medicinale si riproducono per clonazione, il che significa che piccole parti di una cosiddetta ‘pianta-madre’ vengono tagliate via e stimolate a crescere per diventare una pianta completa.

MAKING CUTTINGS

Conosciuta anche come riproduzione per talea (making cuttings), questa procedura è utilizzata da giardinieri e contadini per moltiplicare pomodori, rose, viti e altre piante. La clonazione assicura che tutte le piante siano geneticamente identiche e che svilupperanno le stesse caratteristiche. Ciò assicura che ogni pianta di cannabis abbia lo stesso potenziale per produrre la miscela desiderata di cannabinoidi e terpeni. Anche piccole differenze nelle condizioni di coltivazione, possono portare a cambiamenti significativi nel contenuto finale dei componenti attivi, ad esempio, l’intensità ed il tipo di luci utilizzate, la densità delle piante, l’umidità e la ventilazione dell’aria, il programma d’irrigazione, la tipologia di impianto, la nutrizione e gli effetti del controllo biologico dei parassiti.

E tutti i passaggi successivi alla coltivazione – essiccazione, taglio, confezionamento, stoccaggio – possono avere un impatto sulla composizione chimica finale. I terpeni possono facilmente evaporare anche a temperatura ambiente; i cannabinoidi possono degradarsi sotto l’influenza della luce e del calore, ad esempio trasformando il THC attivo in CBN per lo più inattivo. Solo monitorando e controllando accuratamente lo sviluppo delle piante, si giunge ad un prodotto finale altamente standardizzato(15).

FORME FARMACEUTICHE E MODALITA’ DI ASSUNZIONE

Il farmacista allestisce in farmacia, in osservanza delle Norme di Buona Preparazione (NBP), preparazioni magistrali a base di cannabis che comportino la ripartizione della sostanza attiva in dose e forma di medicamento, secondo la posologia e le modalità di assunzione indicate dal medico prescrittore, in conformità alle linee guida fornite dal Ministero della Salute relative alla posologia e alle istruzioni per l’uso medico della cannabis che prevedono l’assunzione orale del decotto o dell’estratto in olio quantificato e la somministrazione per via inalatoria, mediante l’uso di uno specifico vaporizzatore(13)

A seconda della forma di somministrazione, si possono riscontrare diverse modifiche al profilo chimico originale della pianta. Per esempio, un fattore comune alla maggior parte delle forme di somministrazione è il momento del riscaldamento, che è essenziale per la conversione dei cannabinoidi acidi nella loro forma farmacologicamente più attiva. I cannabinoidi, contrariamente alla credenza popolare, non sono effettivamente presenti nelle piante di cannabis fresche. La ragione è che la pianta produce tutti i suoi cannabinoidi in una forma leggermente diversa, nota come acidi cannabinoidici o cannabinoidiacidi.

Acidi cannabinoidici

Quando è applicato sufficiente calore, gli acidi cannabinoidici sono rapidamente trasformati nelle loro controparti “neutre”, attraverso un processo chiamato decarbossilazione. Così, quando la cannabis è bruciata per essere fumata, o bollita per il decotto, il THC-acido si trasforma nella sua forma THC neutra, il CBD-acido diventa CBD, e così via per tutti gli altri cannabinoidi.
La decarbossilazione avviene anche spontaneamente, come risultato della conservazione e dell’esposizione alla luce o alla temperatura ambiente, ma ad una velocità molto più lenta.

Per molto tempo gli scienziati hanno considerato gli acidi cannabinoidici una forma ‘inattiva’ di cannabinoidi, perché non causano la sensazione di sballo e non si legano ai recettori dei cannabinoidi.

Recenti ricerche dimostrano però che anche gli acidi cannabinoidici possono avere importanti proprietà medicinali. Ad esempio, il CBD-acido ha una potente attività antimicrobica e mostra promettenti qualità antinfiammatorie, mentre il THC-acido ha dimostrato avere un potente effetto sul sistema immunitario umano.(16)

SURRISCALDAMENTO

Il surriscaldamento può portare alla formazione di prodotti di degradazione come il cannabinolo (CBN) e il Delta-8-THC, e componenti volatili come i terpeni possono facilmente disperdersi per evaporazione, ad esempio durante l’ebollizione del tè, o concentrando un estratto per evaporazione del solvente per cui è fondamentale rispettare procedure rigose. Nel caso di somministrazione orale tramite decotto, il medico curante indicherà al paziente la modalità e i tempi di preparazione, la quantità di cannabis e di acqua da utilizzare e il numero di somministrazioni nella giornata secondo le istruzioni riportate dal produttore.(17)

DECOTTO

Nell’assunzione con decotto è infatti lo stesso paziente a casa che provvede all’allestimento del medicinale, per cui al fine di ottenere un farmaco standardizzato è necessario che il paziente si attenga in modo scrupoloso alle istruzioni fornite. Qualora la somministrazione orale non produca gli effetti farmacologici desiderati o quando il medico curante lo ritenga opportuno, è possibile utilizzare il modo di somministrazione per via inalatoria mediante l’utilizzo di un vaporizzatore (dispositivo medico marcato CE) ad aria calda e filtrata.

Non sono idonei i comuni apparecchi per aerosol. Anche nel caso della somministrazione per via inalatoria, il medico curante indica al paziente le quantità di infiorescenze da utilizzare, gli intervalli di tempo tra inalazioni successive ed il numero di inalazioni da effettuare nella giornata(18)e la temperatura di inalazione. Come per il decotto, anche per l’assunzione inalatoria è necessario che il paziente si attenga alle scrupolose indicazioni fornite dal medico perché i parametri utilizzati nel processo di inalazione possono influenzare la qualità e quantità dei principi attivi assunti.

Estratti concentrati di cannabis: storia e scienza

La preparazione galenica di estratti concentrati di cannabis medica in farmacia è iniziata con la pubblicazione di uno dei primi studi su tale argomento. Nei primi mesi del 2013 veniva infatti pubblicato lo studio dal titolo: “Cannabis oil: chemical evaluation of an upcoming cannabis-based medicine” (1)  pubblicato dal Dr. Biologo Luigi Romano e dal Dr. Ph D Arno Hazekamp.

LO STUDIO

In questo primo studio qualitativo si affronta un punto cruciale della preparazione, ovvero la decarbossilazione (2,3) (eg. il processo di riscaldamento usato per convertire i cannabinoidi acidi, THCA o CBDA, in cannabinoidi neutri, THC o CBD). Gli autori concludono che per preservare al meglio il fitocomplesso della pianta e, in particolare, la componente terpenica, si dovrebbe evitare il processo di riscaldamento del materiale vegetale. Questo processo infatti favorisce la decarbossilazione dei principali cannabinoidi a discapito della componente più volatile costituita dai terpeni (4) (eg. mono- e sequi- terpeni).

Nella seconda parte dello studio si evidenza quali composti attivi (eg. cannabinoidi e terpeni) vengono estratti con determinati solventi e quali tra questi solventi vanno evitati in quanto lasciano residui nell’estratto finale. Questo studio si conclude selezionando nello specifico due solventi adatti al consumo umano e di cui esistono linee di grado farmaceutico: l’etanolo, o alcol etilico, e l’olio d’oliva.

Preparazioni galeniche 

Medici e farmacisti hanno iniziato rispettivamente a prescrivere e formulare preparazioni galeniche a base di estratti di cannabis, riferendosi al predetto studio. Partendo da questo articolo, negli anni successivi, altri autori hanno pubblicato diverse varianti all’ormai noto “Metodo Romano – Hazekamp”.

Studi come quelli di Citti et al, 2016 (5) ; Pacifici et al, 2017 (6) Calvi et al, 2018 (7), SIFAP(11) (Società Italiana Farmacisti Preparatori) ed altri (8,9) hanno dimostrato che etanolo e olio d’oliva sono la scelta più idonea quali solventi di estrazione e che, apportando modifiche al processo, il risultato finale migliora sia in termini quantitativi sia qualitativi.

Tutti gli studi menzionati sono prova di un vastissimo interesse da parte del mondo scientifico rivolto alla preparazione galenica di estratti di cannabis medica.(10) In particolare, le attente analisi dei citati studi si rivolgono alla possibilità di ottenere un estratto standardizzato in concentrazione e rapporto di cannabinoidi che i medici possono prescrivere con dosaggi e posologie precise. Tale preparazione, inoltre, risulta essere preferita dai pazienti che possono così, assumere la loro terapia semplicemente ingerendo delle gocce o delle capsule esattamente dosate.

PROPRIETA’ FARMACOCINETICHE

L’effetto terapeutico di ogni preparazione è condizionato dall’assorbimento (intestinale o polmonare)e dai metaboliti specifici prodotti all’intero dell’organismo umano.

In particolare è importante la differenza tra le preparazioni orali (ingerite) e polmonari (per via inalatoria). Infatti, i cannabinoidi e i terpeni inalati, attraverso i polmoni giungono direttamente nel torrente ematico, mentre l’assorbimento dei composti ingeriti è significativamente condizionato dalle condizioni dell’intestino e del fegato. Questi fattori, che incidono sull’assorbimento e sul metabolismo della cannabis, possono determinare diversi effetti sull’organismo, pur usando lo stesso tipo di cannabis.

La via di somministrazione e le dosi da utilizzare sono a discrezione del medico curante tenuto conto delle esigenze terapeutiche del paziente e che pertanto le proprieta’ farmacocinetiche saranno funzione delle scelte operate. (12)

ASSUNZIONE ORALE

In seguito all’assunzione orale di cannabis o di THC sintetico(es. dronabinolo), soltanto il 10-20% di THC entra nel sistema circolatorio a causa di un esteso metabolismo epatico e della limitata solubilita’ del THC in acqua (Grotenhermen, 2003; Huestis 2007). Dopo somministrazione orale, sono necessari dai 30 ai 90 minuti per l’inizio dell’effetto farmacologico, l’effetto massimo si ottiene entro le 2-4 ore dopo l’assunzione.
Le concentrazioni plasmatiche di THC variano in funzione della dose assunta.

Ad esempio dopo somministrazione orale di 20 milligrammi di THC si raggiungono concentrazioni plasmatiche massime tra 4 e 11 nanogrammi /millilitro tra una e 6 ore dopo la assunzione orale. Il CBD mostra una biodisponibilità ed un assorbimento orale simili a quelli del THC. Dopo l’assunzione orale di 10 milligrammi di CBD le concentrazioni di picco sono di 2,5 ± 2,2 nanogrammi per millilitro.

In seguito all’assunzione per via inalatoria di cannabis, la biodisponibilità del THC varia da un 10 ad un 35%, l’effetto farmacologico inizia dopo pochi minuti e ha un picco massimo a circa un’ora dall’inalazione e un declino in 3-4 ore (Grotenhermen 2003). Le concentrazioni plasmatiche massime di THC si hanno entro dieci minuti dalla prima aspirazione.

Il numero, la durata e l’intervallo delle aspirazioni influenza le concentrazioni massime plasmatiche e il tempo di picco (Grotenhermen 2003, Huestis 2007). Nel caso dell’assunzione per via inalatoria, cosi’ come nell’assunzione orale, le concentrazioni plasmatiche di THC variano in funzione della dose inalata. Ad esempio, in seguito all’assunzione per via inalatoria di 16 o 34 milligrammi di THC, le concentrazioni plasmatiche raggiunte entro i primi dieci minuti variano rispettivamente in un range da 50-130 e 70-270 ng THC per ml di plasma dalla somministrazione per scendere al di sotto dei 5 ng/ml dopo due ore dall’ultima inalazione (Huestis 2007).(14)

Bibliografia
[1, 4] Romano L. and Hazekamp A. 2013. Cannabis oil: chemical evaluation of an upcoming cannabisbased medicine. Cannabinoids, 2013, 1(1); 1-11.
[2] Perrotin-Brunel, H.; Buijs, W.; van Spronsen, J.; van Roosmalen, M.J.E.; Peters, C.J.; Verpoorte, R.;Witkamp, G. Decarboxylation of Δ9-tetrahydrocannabinol: Kinetics and molecular modeling. J Mol Struct, 2011, 987(1-3), 67-73.
[3] Wang, M.; Wang, Y.; Avula, B.; Radwan, M.M.; Wanas, A.S.; van Antwerp, J.; Parcher, J. F.; ElSohly, M.A.; Khan, I.A. Decarboxylation study of acidic cannabinoids: a novel approach using ultra-high-performance supercritical fluid chromatography/photodiode array-mass spectrometry. Cannabis Cannabinoid Res, 2016,1(1), 262-271.
[5] Citti C., Ciccarella G., Braghiroli D., Parenti C., Vandelli M. A., Cannazza G. 2016. Medicinal cannabis: Principal cannabinoids concentration and their stability evaluated by a high performance liquid chromatography coupled to diode array and quadrupole time of flight mass spectrometry method. J Pharm Biomed Anal. 2016 Sep 5;128:201-209.
[6] Pacifici R., Marchei E., Salvatore F., Guandalini L., Busardò F. P., Pichini S. 2017. Evaluation of cannabinoids concentration and stability in standardized preparations of cannabis tea and cannabis oil by ultrahigh performance liquid chromatography tandem mass spectrometry. Clin Chem Lab Med. 2017 Aug 28;55(10):1555-1563.
[7] Calvi L., Pentimalli D., Panseri S., Giupponi L., Gelmini F., Beretta G., Vitali D., Bruno M., Zilio E., Pavlovic R., Giorgi A. 2018. Comprehensive quality evaluation of medical Cannabis sativa L. inflorescence and macerated oils based on HS-SPME coupled to GC-MS and LC-HRMS (q-exactive orbitrap®) approach. Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis Volume 150, 20 February 2018, Pages 208-219.
[8, 10] Carcieri C., Tomasello C., Simiele M., De Nicolò A., Avateneo V., Canzoneri L., Cusato J., Di Pierri G., D’Avolio A. 2017. Cannabinoids concentration variability in cannabis olive oil galenic preparations. J Pharm Pharmacol. 2018 Jan;70(1):143-149
[9, 11] Casiraghi A., Roda G., Casagni E., Cristina C., Musazzi U. M., Franzè S., Rocco P., Giuliani C., Fico G., Minghetti P., Gambaro V. 2018: Extraction method and analysis of cannabinoids in Cannabis olive oil preparations. Planta Medica, vol. 84 (4), pp. 242-249.
[12] Patient information of the Dutch Office of Medicinal Cannabis at http://www.cannabisbureau.nl/en/MedicinalCannabis/Patientinformation/).
[13,14] DECRETO 9 novembre 2015 Funzioni di Organismo statale per la cannabis previsto dagli articoli 23 e 28 della convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, come modificata nel 1972. (15A08888) (GU n.279 del 30-11-2015).
[15,16,17] An introduction to Medicinal Cannabis Dr. Arno Hazekamp.
[17,18] Ministero della Salute DGDSFC/ I.6.b /2016/19 Documento recante raccomandazioni ai medici prescrittori di Cannabis FM-2 prodotta dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze secondo le normative dell’UE in materia di sostanze attive, certificata GMP secondo le Good manufacturing practices dell’UE.