L’utero è l’organo che fa parte dell’apparato riproduttivo femminile deputato ad accogliere l’ovulo fecondato e a garantirne lo sviluppo fetale durante la gravidanza.
L’utero è possibile suddividerlo in due porzioni principali: il collo dell’utero (o cervice uterina), rivolto verso il basso che sfocia nella vagina, e il corpo uterino, rivolto verso l’alto in cui sfociano le tube di Falloppio. Internamente il corpo uterino è rivestito da una mucosa, l’endometrio, che garantisce nutrimento all’embrione durante le prime fasi dello sviluppo.
I principali tumori che colpiscono questo organo sono il carcinoma della cervice uterina e il carcinoma endometriale.
- CARCINOMA DELL’ENDOMETRIO
L’endometrio è la mucosa che riveste internamente l’utero che svolge un ruolo fondamentale durante la gravidanza in quanto è il luogo in cui si impianta l’embrione.
Le patologie più comuni che colpiscono l’endometrio sono l’endometriosi (patologia benigna) e il carcinoma endometriale (patologia maligna). Quest’ultimo spesso è preceduto da una forma che precancerosa che prende il nome di iperplasia atipica. Quando questa si verifica nelle donne in menopausa si preferisce asportare l’utero mentre se colpisce le donne giovani si consiglia una terapia ormonale sostitutiva in grado di far regredire l’iperplasia.
Il tumore, una volta sviluppatosi, può diffondere per via linfatica, ematica o per estensione diretta e raggiungere altri organi. Le sedi più comuni di metastasi sono gli organi della pelvi, i linfonodi, il fegato, i polmoni e le ossa; quelle cerebrali sono rare.
Nel 75% dei casi le recidive compaiono entro 2 anni dal trattamento primario, questo vuole dire che nei primi 2 anni le pazienti devono essere sottoposte a controlli molto ravvicinati tra loro.
Epidemiologia
Nel 2019 sono attesi in Italia circa 8.700 nuovi casi di tumore endometriale (5 % di tutti i tumori femminili)
Si stima che il rischio di sviluppare questo tumore nell’arco della vita di una donna sia di 1 su 51.
L’incidenza del tumore dell’endometrio è in aumento rispetto l’anno precedente.
Per quanto riguarda le fasce di età, è’ la terza neoplasia più frequente nella fascia di età 50-69 anni. Il tumore dell’endometrio rappresenta il 3%, il 7% e il 4% di tutti i tumori femminili rispettivamente nelle fasce di età 0-49, 50-69 e +70.
Nel 2016 in Italia sono stati 2.621 i decessi per tumore dell’endometrio (3 % di tutte le morti per motivi oncologici nelle donne). Il trend appare in aumento rispetto l’anno precedente.
La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 77% mentre quella a 10 anni è pari al 74 %.
I numeri del cancro 2019 – Gruppo di Lavoro AIOM, AIRTUM, FONDAZIONE AIOM
Prognosi
Il carcinoma dell’endometrio è la neoplasia ginecologica caratterizzata dalla prognosi più favorevole, tuttavia, è anche la neoplasia con l’incidenza maggiore.
La prognosi, ossia la previsione sul decorso e l’esito della malattia, è influenzata soprattutto da fattori prognostici uterini che sono:
- il tipo istologico
- il grado istologico
- l’invasione del miometrio
- il coinvolgimento cervicale
Rispetto al tipo istologico, i tumori con la prognosi peggiore sono l’adenocarcinoma sieroso e l’adenocarcinoma a cellule chiare. Questi tumori, infatti, tendono a recidivare fuori dalla pelvi e nell’alto addome. La sopravvivenza a 5 anni è rispettivamente del 45 % e del 51 %.
Riguardo il grado, più questo è basso e migliore sarà la prognosi. Al contrario, maggiore è l’invasione del miometrio e il coinvolgimento cervicale e peggiore sarà la prognosi.
Fattori di rischio ed eziologia
Uno tra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo del carcinoma endometriale è la presenza di una forte attività estrogenica non controbilanciata dall’attività progestinica. Per questo motivo aumentano notevolmente il rischio di sviluppare una neoplasia all’endometrio:
- il tamoxifene, un farmaco che viene somministrato alle donne che hanno avuto un carcinoma mammario. Questo farmaco aumenta il rischio perchè, mentre sul tessuto mammario ha un effetto anti-estrogenico, sull’endometrio ha un effetto estrogenico.
- la terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni. Per ridurre tale rischio è utile associare all’estrogeno anche un progestinico (terapia ormonale combinata) in grado di bloccare l’effetto di crescita esercitato dagli estrogeni.
- il menarca precoce, per l’aumentata esposizione agli ormoni sessuali femminili
- la menopausa tardiva, per l’aumentata esposizione agli ormoni sessuali femminili
- l’infertilità: l’anovolulazione cronica, infatti, è una condizione caratterizzata da un’aumentata produzione di estrogeni non compensata da un adeguato livello di progesterone
- l’obesità in quanto il tessuto adiposo aumenta i livelli di estrogeni
- iperplasia endometriale
- l’età, infatti prima dei 50 anni raramente viene diagnosticata questa malattia.
La pillola anticoncezionale, invece, grazie all’associazione di estrogeni e progestinici, riduce il rischio di ammalarsi di tumore dell’endometrio. L’effetto protettivo della pillola può durare anche fino a 10 anni dall’interruzione.
Anche il numero di gravidanze che una donna ha avuto nel corso della vita protegge contro questa tipologia di cancro. Durante la gravidanza, infatti, il bilancio ormonale si sposta di più verso i progestinici piuttosto che verso gli estrogeni.
Prevenzione
Per ridurre il più possibile il rischio di sviluppare una neoplasia endometriale è importante innanzitutto:
- adottare uno stile di vita sano
- fare attività fisica tutti i giorni
- perdere peso se si è sovrappeso o obesi
- seguire uno stile alimentare corretto basato su un ridotto consumo di grassi animali, zuccheri semplici e ridotto apposto calorico.
In caso di lesione precancerose, come l’iperplasia endometriale, il trattamento con ormoni o l’intervento chirurgico di isterectomia possono impedire che l’iperplasia diventi una vera e propria lesione cancerosa.
Infine, in caso di terapia estrogenica per ridurre i sintomi della menopausa, potrebbe essere utile associare agli estrogeni anche dei progestinici che annullano lo stimolo di crescita degli estrogeni sull’endometrio.
Le donne che presentano fattori di rischio non correggibili, come ad esempio la familiarità, è consigliabile sottoporsi a controlli ginecologici periodici.
Tipologie e classificazione
Secondo la World Health Organization i tumori maligni dell’endometrio si dividono in diverse tipologie in base alla diversa origine istologica:
- l’adenocarcinoma endometrioide è la neoplasia più frequente (75-80 %). Si tratta di un tumore estrogeno-correlato dalla prognosi molto sfavorevole.
- il carcinoma sieroso-papillare meno frequente ma con prognosi sfavorevole
- il carcinoma a cellule chiare, meno frequente, tipico dell’età avanzata e con prognosi sfavorevole
- mucinoso, squamoso, misto, indifferenziato, meno frequenti
In base alla diffusione all’interno dell’organismo, invece, il tumore si divide il 4 stadi:
- allo stadio I il tumore è limitato al corpo dell’utero
- allo stadio II si diffonde alla cervice ma non esce dall’utero
- allo stadio III si è esteso alla vagina o alle ovaie o ai linfonodi pelvici
- allo stadio IV ha dato metastasi a distanza.
Le sedi principali dove si sviluppano metastasi sono pelvi, linfonodi iliaci, peritoneo, fegato, polmone, ossa e raramente cervello.
Sintomi
Il carcinoma dell’endometrio è una patologia sintomatica. I sintomi principali di allarme sono:
- il sanguinamento genitale in età post-menopausale
- una ricorrente perdita ematica intermestruale in età pre-menopausale
Sintomi più tardivi e indicativi di una diffusione della malattia sono:
- il dolore nella zona pelvica
- la perdita di peso
L’intervallo tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi è breve, solitamente di circa di 3 mesi. Raramente la diagnosi viene fatta in totale assenza di sintomatologia clinica.
Diagnosi
Gli esami diagnostici principali che vengono effettuati per fare diagnosi di carcinoma endometriale sono l’ecografia transvaginale e l’isteroscopia che permettono di valutare rispettivamente lo spessore dell’endometrio e l’aspetto dell’utero. Se questi esami rivelano la presenza di una possibile lesione è necessario prelevare una parte di tessuto mediante biopsia endometriale e fare l’esame istologico per la diagnosi definitiva.
Il dosaggio di ormoni o marker circolanti (CA-125) ed esami radiologici come la risonanza magnetica, TAC, PET e scintigrafia ossea non hanno valore nella diagnosi di carcinoma dell’endometrio; tuttavia, sono utili per vedere se il tumore si è diffuso ad altri organi.
Poiché il tumore dell’endometrio si sviluppa all’interno dell’utero, non è possibile rilevarlo mediante pap test.
Nella maggior parte dei casi segnalando subito al proprio medico la comparsa dei sintomi è possibile fare una diagnosi precoce di tumore endometriale.
Terapia
Il carcinoma dell’endometrio è il tumore con il più alto tasso di operabilità e curabilità.
Non appena viene fatta la diagnosi, il primo approccio terapeutico è rappresentato dalla chirurgia. L’intervento chirurgico consiste in un’isterectomia totale (rimozione di tutto l’organo con le tube di falloppio e le ovaie). A seconda del grado di coinvolgimento potrebbero anche essere rimossi dei linfonodi pelvici, periaortici oppure i tessuti circostanti l’utero come la parte superiore della vagina (isterectomia radicale).
I trattamenti successivi dipenderanno dallo stadio della malattia.
Le pazienti con basso rischio
Le pazienti con basso rischio (stadio I di malattia) non hanno bisogno di alcun tipo di trattamento dopo la chirurgia.
Le pazienti con rischio intermedio
Le pazienti con rischio intermedio (stadio II di malattia) vengono invece sottoposte anche a radioterapia post-operatoria. La radioterapia può essere esterna oppure interna (brachiterapia) mediante l’introduzione nell’utero di materiale che emette radiazioni. La radioterapia pre-operatoria non è un approccio terapeutico valido.
Le pazienti con rischio alto
Infine, nelle pazienti con rischio alto (stadio III o IV di malattia), la chemioterapia dopo intervento chirurgico e soprattutto se associata a radioterapia, può contribuire a migliorare la sopravvivenza delle pazienti. I farmaci più impiegati nel trattamento di prima linea del carcinoma endometriale sono l’adriamicina, cisplatino, carboplatino, paclitaxel, docetaxel, sia in mono che in polichemioterapia.
Ormonoterapia
Un’altra importante strategia terapeutica, soprattutto nei casi più avanzati o recidivanti, è rappresentata dall’ormonoterapia. Questo tipo di trattamento prevede la somministrazione di ormoni o di farmaci in grado di bloccare la produzione o l’azione degli ormoni. Le varie terapie ormonali sono rappresentate dal progesterone in grado di rallentare la crescita del tumore, il tamoxifene che agisce andando a bloccare l’azione stimolante degli estrogeni sulle cellule tumorali, gli inibitori dell’aromatasi (letrozolo, anastrozolo, exemestane) che inibiscono la produzione degli estrogeni e gli agonisti dell’LHRH.
Tra le terapie di ultima generazione stanno dando dei risultati incoraggiando gli inibitori delle tirosin-chinasi che impediscono il processo di angiogenesi del tumore (levatinib), gli inibitori di mTOR (temsilorimus, everolimus), l’anticorpo monoclonale diretto contro VEGF (bevacizumab) e gli immunoterapici pembroliuzumab e dostarlimab.







Salve ho avuto carcinoma maligno ad alto grado tuba dx. Operata a marzo 2025 , asportato. Seconda operazione, utero linfonodi e omento.
Tac di controllo con contrasto addome e pelvi negativa dopo il primo intervento.
Da maggio 2025 , 6 cicli di chemioterapia ogni 21 gg , con taxolo, e carboplatino.
Terminata ad agosto 2025.
Tac di controllo negativa per patologia.
La mia domanda: cosa significa ad alto grado?
Nella cartella clinica non c’è scritta la stadiazione. E non sono riuscita a saperlo neanche dai medici che mi hanno seguito durante i cicli di chemioterapia.
Inoltre , poiché dall’ultima Tac del 23/9/25 di controllo, sono risultati 2 noduli i di 6mm e 4 mm da monitorare.la prossima Tac di controllo e prevista per i primi di marzo 2026.
I marciatori sono vorreti.
Può essere il caso di farla prima?
E utile fare una visita anche da un pneumologo?
Graxie in anticipo per la risposta
Gent.ma, nel referto dell’esame istologico devono per forza averlo dovuto inserire il grado, alto grado significa purtroppo più aggressivo. Per quanto riguarda la TAC, i 6 mesi per la ripetizione sono i tempi standard non le hanno dato appuntamento troppo in “ritardo” però, anche per voi parenti per essere più tranquilli, un passaggio con lo specialista pneumologo sicuramente può essere utile
Buona sera.
Mia sorella di anni 87 con altezza 158cm. peso 42 Kg. Presenta il seguente quadro clinico: Comorbilità – Bronchite cronica.
Riporta la seguente diagnosi oncologica: Adenocarcinoma di verosimile origine ginecologica.
L’ecografia addome riporta: Multiple formazioni ovalari ipoecogene solide (diam max 33 mm) compatibili con tumefazioni linfonodali in sede ilare epatica peripancreatica ed epigastrica. Grossolana formazione ipoecogenaa partenza uterina del dm max 95 mm come da eteroplasia uterina.
L’ecografia ginecologica riporta: Miometrio disomogeneo per presenza di formazione solida a limiti irregolari apparentemente a partenza dalla parete posteriore 51×22 mm. Versamento addominopelvico di 28mm. Ovaio destro al CU,interamente occupato da tumefazione solida 48x28x44 mm. in assenza di clivaggio e margini irregolari. Parziale occlusione del douglas in assenza di versamento . Alla valutazione transddominale versamento periepatico di 50 mm. a livello mesogastrico tumefazione di 94x76mm. Alla valutazione transvaginale versamento pelvico di 21mm. e formazione di 22x14x31 di dubbia origine che contrae rapporti con retto-sigma. TORACE: area di addensamento a livello del segmanto mediale del lobo medio, da verosimilmente significato flogistico. Multiple micronodulazioni polmonari diffuse bilateralmente su tutti i segmenti polmonari, alcuni con ground-glass periferico di aspetto secondario. Versamento pleurico maligno con gettoni di captazione contrastografica nel contesto, di spessore millimetrico bilaterale. ADDOME: Quadro di pelvi congelata con presenza di espansi che coinvolgono entrambe le ovaie, con compressione Ab estrinseco sull’utero. Concomita quadro di omental cake con ispessimento di aspetto maligno del ventaglio mesenteriale in sede mesogastrica e grossolano espanso pseudonodulare con necrosi al suo interno di dimensione 7x5x12cm localizzate in ipocondrio sinistro al di sopro della flessura splenica, con mancato clivaggio sul profilo antero-superiore della milza e con il profilo laterale si S3 e S2. Lesione pseudonodulare escavata di aspettomaligno, mal misurabile localizzata al passaggio S2-S3-S4 A. Pancreas tumefatto a livello del corpo. Distensione meteorica del retto.Alcuni tratti del sigma appaiono compromessi dall’espanso pelvico, senza segni di livelli idroaerei a monte.Versamento ascitico in sede periepato-splenica, con gettoni di captazione contrastografica nelcontesto alcuni dei quali adesi alla capsula glissoniana e alla capsula splenica. Linfonodi maligni a carico della ctena mammaria interna bilaterale. Reni di dimensioni ridotte.
Quadro endoscopico di carcinosi peritoneale con stenosi da compressione estrinseca del sigma. Biopsia di lesione addominale: Adenocarcinoma infiltrante.
Concludendo, alla luce dell’età, della diagnosi istologica e dell’estensione della malattia si propone un trattamento chemioterapico secondo schema carboplatino AUC 2 d1,d8,q21 .
La mia domanda è : se con questo tipo di diagnosi, considerata l’età e le precarie condizioni fisiche di mia sorella questa terapia può essere effettua ovvero se esistono delle terapie alternative, efficaci, con ridotti effetti collaterali.
Grazie per le vostre preziose risposte.
Buongiorno, scriva ad info@artoi.it per essere indirizzata ad un nostro oncologo che risponda ai suoi dubbi
Buongiorno, avrei una domanda da sottoporvi, con un adenocarcinoma circoscritto nell’endometrio provocato dalla mutazione della proteina di pole sono possibili cure mediche alternative alla chirurgia?
Grazie
per rispondere a questa domanda bisogna conoscere tutto il caso. E comunque se il tumore è circoscritto l’intervento chirurgico può essere preso in considerazione. Comunque anche per le sostanze naturali c’è bisogno di personale medico esperto
Buongiorno,
Mi aiutate a capire questo referto di un ecografia transvaginale:
Mia mamma eta 72 anni non segnala sangunamenti o perdote vaginali.
Ultimo pap test eseguito 6 anni fa e storicamente negativo.
Ecco il referto dell ecografia fatta oggi:
Formazione vacuolare iperecogena endocavitaria al terzo inferiore di 15×9mm
Emirime endometriali regolari sul fondo
Ovaie compatte
Grazie mille per le vostre rispsoste
Potrebbe essere un polipo endometriale
Che ruolo ha la presenza di proteina p53 nell’esame istologico ? E come può cambiare la terapia in base a questa situazione ? E quali farmaci naturali possono aiutare ?
E’ una mutazione che può presentarsi soprattutto nei tumori dell’endometrio. Quando presente la mutazione, l’associazione migliore è chemioterapia adiuvante combinata con radioterapia. La terapia con farmaci naturali è molto personalizzata, dipende da paziente a paziente, dallo stadio della malattia…