I reni sono due organi localizzati posteriormente nella cavità addominale e che fanno parte dell’apparato urinario sia dell’uomo che della donna. La funzione principale di questi organi è quella di filtrare il sangue dai prodotti di rifiuto e formare l’urina che attraverso un tubicino, chiamato uretere, raggiunge la vescica dove si accumula prima di essere eliminata all’esterno. 

I reni sono organi vitali ma è possibile sopravvivere anche con uno solo. 

I tumori del rene possono essere di natura benigna o maligna. I principali tumori benigni sono l’oncocitoma e l’angiomiolipoma renale caratterizzati entrambi da una prognosi buona. La stragrande maggioranza dei tumori renali sono però maligni e il più comune di questi è l’adenocarcinoma. Di solito il tumore è localizzato in un solo rene e raramente interessa entrambi gli organi. 

Il carcinoma renale ha numerose vie di diffusione: può estendersi direttamente ai surreni, all’intestino e al pancreas oppure per via linfatica può raggiungere i linfonodi o per via ematica può dare metastasi anche in organi più lontani. Le principali sedi di metastasi sono polmoni, fegato, ossa, surrene, cervello e milza. 

Dati epidemiologici 

Nel 2019 sono attesi in Italia circa 12.600 nuovi casi di carcinoma renale di cui 8.100 negli uomini e 4.500 nelle donne. 

Il tumore è molto più frequente negli uomini rispetto le donne. Si stima, infatti, che il rischio di sviluppare una neoplasia renale nell’uomo sia di 1:43 mentre nelle donne di 1:101.  

Il trend di incidenza del tumore renale appare in diminuzione rispetto gli anni precedenti. 

In Italia la sopravvivenza a 5 anni è pari al 71%. Nei pazienti giovani (15-44 anni) la sopravvivenza a 5 anni aumenta all’87% mentre nei soggetti anziani (>75 anni) la sopravvivenza diminuisce al 56%. La sopravvivenza a 10 anni è pari al 66%. 

Nel 2016 sono stati 3.717 i decessi in Italia per carcinoma renale. Il rischio di morire per un tumore al rene nel corso della vita è di 1:104 negli uomini e 1:279 nelle donne.  

Il trend di mortalità appare leggermente in aumento rispetto gli anni precedenti. 

I numeri del cancro 2019 – Gruppo di Lavoro AIOM,  AIRTUM, FONDAZIONE AIOM 

 Prognosi 

La prognosi, ossia la previsione sul decorso e l’esito della malattia, è influenzata sia da fattori legati al paziente sia da fattori legati alla neoplasia. I principali fattori che influenzano la prognosi negativamente sono: 

  • L’estensione del tumore 
  • Le dimensioni elevate del tumore 
  • Anemia, ridotto numero di neutrofili e indici infiammatori alti 
  • Cattivo stato di salute del paziente 

In generale il carcinoma renale è un tumore con una prognosi estremamente variabile. 

Fattori di rischio ed eziologia 

L’eziologia del carcinoma renale nell’uomo è sconosciuta; ci sono, tuttavia, una serie di fattori che incidono fortemente sullo sviluppo di questa neoplasia. 

  • il fumo di sigaretta è il più importante fattore di rischio. Il rischio è direttamente proporzionato con la durata dell’abitudine al fumo e il numero di sigarette fumate 
  • l’esposizione cronica, per motivi lavorativi, ad alcune sostanze ad azione cancerogena come l’amianto e il cadmio.  
  • un’alimentazione scorretta 
  • l’obesità 
  • l’ipertensione arteriosa 
  • la malattia cistica renale 
  • la sindrome di von Hippel-Lindau 

Prevenzione 

Poiché la maggior parte dei fattori di rischio sono fattori modificabili, le uniche cose possibili da fare per prevenire tale tumore è cambiare lo stile di vita quindi non fumare o smettere di fumare, fare movimento, seguire un’alimentazione sana e utilizzare dispositivi di protezione individuale se, per motivi lavorativi, si è esposti a sostanze cancerogene. 

Al momento non esistono dei programmi di screening ai quali aderire per poter fare diagnosi precoce. 

Tipologie e classificazione 

Secondo la World Health Organization, dal punto di vista istologico, il tumore renale viene classificato in  

  • adenocarcinoma (90 % dei tumori renali) che si sviluppa dal parenchima renale e che a sua volta si suddivide in altre 3 tipologie: 
  • tumore a cellule chiare (più comune) 
  • tumore papillare 
  • tumore cromofobo 
  • sarcoma renale (rimanente 10 %)  

In base all’estensione il carcinoma renale può essere suddiviso in 4 stadi: 

  • stadio I: il tumore rimane confinato all’interno della capsula renale 
  • stadio II: il tumore è cresciuto ma rimane confinato al rene 
  • stadio III: ha invaso il tessuto adiposo che circonda il rene, i linfonodi regionali o le vene renali 
  • stadio IV: ha invaso gli organi circostanti o ha dato metastasi a distanza. 

Sintomi 

La malattia, nelle fasi iniziali, è priva di sintomi. 

I sintomi compaiono solo in fase avanzata e nel 10% dei pazienti. La sintomatologia tipica è caratterizzata da: 

  • presenza di una massa palpabile nell’addome 
  • sangue nelle urine 
  • dolore a livello lombare. 

Una complicanza che a volte può comparire è il varicocele ossia una dilazione delle vene del testicolo e dello scroto. 

I sintomi non sono specifici ma potrebbero essere causati anche da malattie benigne del rene o da infezioni delle vie urinarie. 

Diagnosi 

I sintomi del tumore renale sono aspecifici, potrebbero infatti anche essere causati da patologie benigne. Poiché i sintomi non sono indicativi esclusivamente di una patologia tumorale, quando presenti è molto importante fare una diagnosi differenziale. 

Poiché il tumore è praticamente asintomatico, non sempre il tumore viene diagnosticato durante le fasi iniziali ma spesso quando ormai è in fase avanzata. 

A causa della quasi assenza di sintomi, la maggior parte dei casi viene diagnosticato attraverso un’ecografia addominale fatta per altri motivi. 

Altri esami radiologici che vengono eseguiti per diagnosticare il tumore o per valutare l’estensione della malattia sono la TACRM e la scintigrafia ossea (per rivelare eventuali metastasi ossee). 

A differenza degli altri tumori, i pazienti non vengono quasi mai sottoposti ad agoaspirato e biopsia a causa dell’elevato rischio di disseminazione lungo il percorso dell’ago. Solitamente gli esami radiologici sono sufficienti al medico per capire se è necessario un intervento chirurgico. L’esame istologico per la diagnosi definitiva viene effettuato nella maggior parte dei casi solo in seguito a intervento chirurgico durante il quale viene prelevato il materiale sospetto. 

Ad oggi non esistono marker tumorali da dosare o specifici esami di laboratori per fare diagnosi di carcinoma renale. 

Terapia 

Le opzioni terapeutiche attualmente disponibili per il carcinoma renale variano a seconda dello stadio della malattia e sono la chirurgia e la terapia biologica. La chemioterapia e la radioterapia hanno dato scarsi risultati per questo non vengono quasi mai eseguite. La radioterapia è indicata esclusivamente per il trattamento delle metastasi. 

In caso di malattia ad uno stadio iniziale e confinata esclusivamente al rene, l’approccio terapeutico migliore è rappresentato unicamente dalla chirurgia. Spesso solo con l’intervento è possibile ottenere la remissione completa della malattia. 

L’intervento di nefrectomia consiste nella rimozione di una parte dell’organo o di tutto l’organo. 

A differenza di molte altre neoplasie, l’intervento di nefrectomia viene consigliato anche ai pazienti che presentano metastasi. In questo caso l’intervento non consente una guarigione completa ma può migliorare l’efficacia dei trattamenti e la qualità di vita del paziente. 

Se la neoplasia non è operabile si procede con l’ablazione della massa tumorale mediante crioterapia o radiofrequenze. 

Un approccio terapeutico molto efficace, soprattutto in caso di tumore metastatico in fase avanzata o in caso di recidiva, è rappresentato dall’utilizzo di farmaci biologici di ultima generazione. Tra questi ci sono gli anticorpi monoclonali anti-VEGF in grado di bloccare il processo di angiogenesi (formazione di nuovi vasi) e quindi impedire al tumore di nutrirsi. I farmaci anti-VEGF maggiormente impiegati sono il sunitinib, sorafenib, bevacizumab, pazopanib. Altri farmaci biologici sono quelli in grado di bloccare mTOR, una proteina che stimola la proliferazione cellulare, come il temsirolimus e everolimus.  

Nei casi più avanzati un’altra opzione terapeutica è rappresentata dall’immunoterapia e in farmaci che vengono utilizzati sono il nivolumab, atezolimumab, pembrolizumab, interferon-alfa. 

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