Chemioterapia cronomodulata

L’assorbimento dei farmaci è influenzato, come mille altre cose all’interno dell’organismo, dai ritmi biologici. Il ‘percorso’ metabolico dei medicinali mostra importanti variazioni nell’arco delle 24 ore, così come i meccanismi di ‘suicidio’ cellulare (apoptosi) o, al contrario, di proliferazione delle cellule, sane e tumorali”. Ciò significa che i farmaci sono più o meno attivi e sono più o meno tossici nelle diverse fasi del giorno.

L’esistenza del ritmo circadiano, il ritmo biologico giornaliero, è un principio noto da moltissimo tempo, e potrebbe riguardare qualunque tipo di terapia, ma è dagli studi oncologici che giungono i risultati sperimentali più innovativi. E’ un lavoro ormai più che decennale, che conta su una cinquantina di centri di ricerca in Europa e altrettanti in Canada, Cina, Usa e Giappone, ma sono molti di più i centri che, pur non facendo ricerca, applicano le crono-terapie.

Da qualche anno l’Eortc (Organizzazione Europea per la Ricerca e il Trattamento del Cancro) ha attivato una squadra di studio internazionale.

“La tollerabilità degli anti-cancro può variare del 50 per cento in funzione dei tempi di somministrazione” afferma il professor Francis Lévi, oncologo francese tra i padri fondatori della chemioterapia cronomodulata, secondo cui un’adeguata programmazione terapeutica “può ridurre fino al 60 per cento gli eventi tossici gravi”.

Sono vantaggi evidenti per il paziente, cui si aggiunge la possibilità di effettuare le terapie da casa, tramite appositi dispositivi di infusione, simili a piccole pompe portatili. “Anzi è essenziale che le persone mantengano i propri ritmi quotidiani. Il ricovero ospedaliero, infatti, spesso altera i cicli di sonno-veglia e riduce il controllo sugli effetti terapeutici”.

Il nodo, ora, è tecnologico: solo con lo sviluppo di dispositivi a basso costo per la somministrazione “a tempo” dei farmaci si potrà estendere l’applicazione della chemio cronomodulata dentro e fuori le stanze degli ospedali.

La chemioterapia cronomodulata prevede l’infusione di farmaci con intensità variabile in rapporto alle diverse ore della giornata sulla base di conoscenze legate al ritmo circadiano dell’organismo che condiziona un differente metabolismo del farmaco in differenti momenti della giornata. Tale terapia sembra essere meglio tollerata. Nei pazienti anziani, è importante scegliere una chemioterapia con un profilo di tossicità accettabile, ma allo stesso tempo in grado di garantire anche una buona efficacia. Nonostante l’incremento di incidenza del carcinoma del colon-retto dopo i settanta anni, questo gruppo di pazienti spesso è poco rappresentato negli studi clinici.

Attualmente, nei pazienti anziani, sono scarse le informazioni per definire un regime standard, tuttavia non sembra esistere una differenza di tossicità ed efficacia delle chemioterapie impiegate nei pazienti più giovani. I fattori più rilevanti nella scelta della terapia per l’anziano sono il performance status, la presenza/assenza di comorbidità ed i fattori sociali.

 

3 Commenti

  1. piera ferrazzi

    risposta fuori tempo limite… tre mesi sono troppi!!

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  2. piera ferrazzi

    Vorrei sapere in quali ospedali romani può essere praticata l’ipertermia.
    grazie

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    • Massimo Bonucci

      Difficilmente in Ospedale pubblico avrà questo trattamento (a Roma solo Tor Vergata, che attualmente non la pratica, e il S. Andrea, che la usa solamente per alcuni casi). Il Dr Pastore a Villa Salaria è il migliore che potrà avere. Se risiede a Milano il Prof. Di Fede (IMBIO ) le darà lo stesso trattamento.

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