Pubblichiamo il diario della missione come medico Covid del nostro presidente dottor Massimo Bonucci. Partito il 17 aprile da Pratica di Mare (Roma), il dottor Bonucci ha avuto come destinazione Brescia. Ha dato il suo contributo in una RSA del territorio, supportando il personale medico e contribuendo affinchè i residenti (pazienti) ritornassero più velocemente alla loro condizione di base.

Ecco il suo racconto.

15-16 Aprile

Con un tiepido sole si arriva al punto di incontro, Hotel a Roma. Mi sembra di dover iniziare un nuovo percorso: siamo in 60 medici, in fila per fare il tampone. Cominciamo a scambiarsi le prime impressioni e le prime domande su cosa ci potrà capitare. Gli scambi di esperienze professionali e di vita: da dove veniamo, cosa facciamo, cosa ci ha spinto in questa avventura. La maggior parte siamo over 50 ( io lo sono da un bel po’!); il numero dei giovani medici è ridotto ad una decina.

Aspettiamo con trepidazione la sera, per un incontro con i massimi vertici della Protezione Civile: un po’ di delusione per come ci rispondono, e comincia a salire un po’ di preoccupazione per cosa potrà accaderci, ma la nostra ferma determinazione sgombra la mente da funesti pensieri.

Risultato dei tamponi: tutti negativi tranne una collega che risulta positiva al Covid-19, in assoluto benessere. Nessuno di noi aveva avuto grandi scambi con questa collega.

Ancora niente per quanto riguarda la destinazione.

17 Aprile

La mattina partiamo per l’aeroporto di Pratica di Mare, dove ci aspetta un aereo che ci porterà a destinazione: Bologna (avevano detto Milano!!). Da lì ci saranno mezzi della Protezione Civile che ci porteranno a destinazione. Mentre siamo sotto l’aereo in rullaggio ci fanno l’appello e ci danno la destinazione (la suspance è alta: ATS Brescia).

Arriviamo a Bologna e con altri due colleghi ci “scortano” fino a Brescia. Nel viaggio parliamo con i due autisti chiedendo lumi sulla situazione in città e in provincia. Le due persone descrivono la situazione drammatica, incontrollata nel periodo di fine Febbraio e Marzo, difficile ma quasi sotto controllo, nei giorni di Aprile.

A Brescia il tempo è bello, l’accoglienza un po’ meno (soprattutto per il timore di contagio). L’incontro con i responsabili dell’ATS (Azienda Territoriale di Sanità) è cordiale e loro ci mettono a conoscenza della realtà del territorio: RSA (residenze per Anziani) in forte affanno per carenza di personale sanitario (da medici ad ausiliari), DPI (dispositivi di protezione individuale), logistica della struttura (non completa conoscenza di regole igienico-sanitarie relative alle infezioni virali). Ci destinano tutti e tre a valutare le situazioni delle RSA e decidere dove dare la propria attività.

I giorni 18-20 Aprile

Sono dedicati alla visita in numerose strutture, quelle che avevano richiesto l’assistenza ausiliare medica. Ne giriamo 12 di strutture notando, ed annotando, le carenze strutturali e di DPI.

Facciamo il 21 Aprile un ulteriore breefing e ognuno di noi sceglie una struttura da seguire con continuità.

Dal 22 Aprile

Io scelgo una RSA che si trova a 20 km da Brescia (Rodengo Saiano è la piccola cittadina dove è presente questa struttura che contiene al momento circa 90 residenti (ne erano 130 a Febbraio, prima della pandemia). Realtà sanitaria molto buona con una direzione sanitaria consapevole del problema ed una direzione amministrativa attenta ai bisogni (il direttore mi ha detto che è stato 2 notti a vedere i video di cosa facevano i colleghi cinesi per ridurre il contatto).

La mia presenza in sede è di aiuto per far riposare le due colleghe medico presenti in struttura oltre al direttore sanitario che è ritornato a svolgere a pieno la propria funzione (si era dedicata anche lei alla cura dei residenti).

Fino al 29 aprile

Nella prima settimana (fino al 29 Aprile) abbiamo insieme fatto una valutazione medica di ciò che era successo nelle prime settimane di pandemia comprendendo quali erano state le criticità. Da questa valutazione è scaturita la necessità di fare una terapia adeguata anche ai pazienti che risultavano positivi al COVID-19 con il tampone orofaringeo.

Fino a quel momento non era stato mai pensato di farlo, ma una attenta e lucida disamina dei risultati clinici ha portato a questa decisione. E’ vero anche che nelle settimane precedenti c’era una difficoltà oggettiva per il reperimento di tutti i farmaci, come anche per i tamponi o per i DPI.

In questa settimana inoltre abbiamo cercato il più rapidamente possibile di fare le analisi ematologiche oltre che dei tamponi a tutti i residenti asintomatici. Questo ha portato alla scoperta che un 30% delle persone asintomatiche erano positive al virus. Ciò ha comportato un lavoro importante di tutti gli operatori per ridistribuire questi nuovi pazienti in aree specifiche per positivi (Reparto COVID) e destinare personale dedicato a questo reparto.

Dal 30 aprile al 5 maggio

Nella settimana dal 30 Aprile al 4 Maggio il nostro lavoro è stato quello di valutare il nostro operato: netta riduzione dei decessi per COVID, netta riduzione della sintomatologia grave dei pazienti positivi, e bella notizia, i pazienti positivi asintomatici che mostravano comunque una alterazione di esami ematologici (PCR, LDH, D-Dimero fra i principali) hanno visto una normalizzazione dei valori ematologici con nessuna evoluzione patologica della presenza del virus.

Il 4 Maggio è stato il giorno dell’esame per me (il tampone di controllo): risultato negativo. Ho lasciato la struttura con la consapevolezza di aver dato un piccolo aiuto a quelle dottoresse molto brave, di aver contribuito affinchè i residenti (pazienti) ritornassero più velocemente alla loro condizione di base.

Il 5 Maggio sono ripartito per tornare a casa dove sono giunto nel tardo pomeriggio, accolto dall’affetto della mia famiglia.

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