L’8 maggio 2025, in occasione della Giornata Mondiale sul Cancro Ovarico, si celebra la consapevolezza verso uno dei tumori femminili più gravi e sottovalutati.
Il cancro ovarico colpisce le ovaie e i tessuti correlati ed è caratterizzato dalla crescita incontrollata di cellule anomale. Esistono oltre 30 tipi diversi di tumore ovarico, che possono interessare le ovaie, le tube di Falloppio o il peritoneo[1].
È tra i tumori ginecologici più letali, perché non esiste ancora un test di screening affidabile per la diagnosi precoce e i sintomi iniziali sono spesso sfumati o confusi con disturbi meno gravi. Per questo, nella maggior parte dei casi, la diagnosi arriva solo quando la malattia si è già diffusa oltre le ovaie[2].
Secondo i dati del Global Cancer Observatory, nel mondo ogni anno circa 300.000–324.000 donne ricevono una diagnosi di cancro ovarico e oltre 200.000 ne muoiono[3].
In Italia, ogni anno, sono circa 6.000 le nuove diagnosi[4].
Questi numeri lo rendono uno dei principali tumori responsabili di mortalità tra le donne a livello globale.
Sintomi e segnali da non ignorare
Il cancro ovarico è considerato un “killer silenzioso” perchè inizialmente non causa sintomi per poi dar vita a sintomi vaghi ma persistenti.
Tra i più comuni:
- gonfiore o dolore addominale/pelvico;
- senso di sazietà precoce o difficoltà a mangiare;
- stimolo frequente o urgente alla minzione senza motivo apparente;
- cambiamenti nell’attività intestinale;
- spossatezza, perdita di peso, o sanguinamento vaginale anomalo (specie dopo la menopausa)[5].
Poiché molti di questi sintomi sono simili a quelli di altre condizioni comuni, è facile trascurarli.
Spesso le donne ricevono diagnosi errate o tardive. Un’indagine globale ha mostrato che 9 donne su 10 avevano più sintomi prima della diagnosi, ma 2 su 3 non avevano mai sentito parlare del cancro ovarico[6].
La conoscenza è fondamentale: conoscere il proprio corpo e consultare un medico in caso di nuovi e persistenti sintomi può fare la differenza.
Fattori di rischio e prevenzione
Chiunque abbia le ovaie può sviluppare il cancro ovarico, ma alcuni fattori aumentano il rischio:
- età – la maggior parte dei casi si verifica dopo i 50 anni (con un picco tra i 60 e i 70 anni);
- familiarità – avere parenti con tumore ovarico, mammario o al colon può indicare predisposizione genetica;
- mutazioni genetiche – i geni BRCA1 e BRCA2 aumentano notevolmente il rischio[7];
- endometriosi[8];
- non avere avuto figli o prima gravidanza dopo i 35 anni;
- uso prolungato di terapia ormonale sostitutiva (HRT);
- malattia infiammatoria pelvica;
- obesità e diabete[9];
- sindrome di Lynch di tipo II[10].
Non esiste un modo sicuro per prevenire il cancro ovarico, ma alcune azioni riducono il rischio.
Per esempio, la pillola anticoncezionale usata per più anni può ridurre il rischio fino al 20% ogni 5 anni di utilizzo[11].
La rimozione chirurgica delle tube e delle ovaie in donne ad alto rischio (mutazione BRCA) può ridurre drasticamente le probabilità di sviluppare la malattia[12].
Anche la gravidanza, l’allattamento e la sospensione dell’HRT sono fattori protettivi.
In presenza di familiarità, è utile rivolgersi a uno specialista per valutare l’opportunità di eseguire un test genetico.
Diagnosi precoce: l’arma più efficace
Diagnosticare il cancro ovarico in fase iniziale aumenta enormemente le possibilità di sopravvivenza.
Quando la malattia è ancora confinata alle ovaie (Stadio I), il tasso di sopravvivenza a 5 anni è dell’85-90%[13]. Quando invece viene scoperta in fase avanzata (Stadio III o IV), la sopravvivenza scende drasticamente (rispettivamente al 40% e al 20%).
Il 75% dei casi viene però diagnosticato in fase avanzata, perché non esistono test di screening efficaci.
I 2 test utilizzati più spesso per identificare questo tipo di tumore (oltre a un esame pelvico completo) sono l’ecografia transvaginale e l’identificazione del biomarcatore CA-125 nel sangue[14].
Per questo, l’approccio più efficace oggi è prestare attenzione ai sintomi e rivolgersi tempestivamente a un medico.
Trattamenti attuali e progressi nella ricerca
Il trattamento prevede solitamente chirurgia e chemioterapia.
La chirurgia può curare la maggior parte delle pazienti con carcinoma ovarico in fase iniziale che non si è diffuso oltre le ovaie.
Per il carcinoma ovarico avanzato, l’obiettivo della chirurgia è rimuovere la maggior parte possibile del cancro, chiamato debulking chirurgico[15].
Il regime chemioterapico standard utilizza un farmaco a base di platino (carboplatino o cisplatino) associato a un taxano (paclitaxel)[16]. Questo ciclo di trattamento porta a una risposta completa in circa l’80% dei pazienti.
Dopo questo approccio molte pazienti entrano in remissione. Tuttavia il cancro ovarico presenta un alto tasso di recidiva.
Per prolungare la remissione, vengono utilizzate nuove terapie di mantenimento. Gli inibitori di PARP (come olaparib, niraparib e rucaparib) possono ritardare in modo significativo le recidive, soprattutto nei tumori con mutazioni BRCA.
Oltre alla chemioterapia, le terapie mirate e l’immunoterapia stanno avanzando.
Alcuni inibitori del checkpoint immunitario approvati dalla FDA (come pembrolizumab) sono utilizzati per i tumori ovarici con marcatori genetici specifici.
I ricercatori di tutto il mondo stanno testando vaccini, terapie geniche e nuove combinazioni di farmaci in studi clinici. Il Cancer Research Institute osserva che l’immunoterapia “mostra un enorme potenziale” e sono in corso studi per casi resistenti al platino[17].
Giornata Mondiale: un messaggio di consapevolezza
La Giornata Mondiale del Cancro Ovarico richiama l’attenzione sull’importanza di non lasciare nessuna donna indietro.
L’informazione è la prima difesa.
Tutti possiamo contribuire: condividendo informazioni sui social, partecipando a eventi locali, supportando.
Il cancro ovarico non urla. Sussurra.
I sintomi sono lievi, vaghi, facili da confondere con altro: dolori addominali, gonfiore, senso di sazietà precoce. Ma dietro questo silenzio si può nascondere una malattia che colpisce migliaia di donne ogni anno.
Ascolta il tuo corpo, parla con il tuo medico.
Se scegli di non ignorare anche il più lieve dei segnali, stai già facendo il primo passo verso la prevenzione e la Vita.
Bibliografia
- [1] https://worldovariancancercoalition.org/ (torna al testo)
- [2] https://news.uthscsa.edu (torna al testo)
- [3] Cabasag CJ, Fagan PJ, Ferlay J, Vignat J, Laversanne M, Liu L, van der Aa MA, Bray F, Soerjomataram I. Ovarian cancer today and tomorrow: A global assessment by world region and Human Development Index using GLOBOCAN 2020. Int J Cancer. 2022 Nov 1;151(9):1535-1541. doi: 10.1002/ijc.34002. Epub 2022 Mar 30. PMID: 35322413. (torna al testo)
- [4] I numeri del cancro in Italia 2023. (torna al testo)
- [5] Chan JK, Tian C, Kesterson JP, Monk BJ, Kapp DS, Davidson B, Robertson S, Copeland LJ, Walker JL, Wenham RM, Casablanca Y, Spirtos NM, Tewari KS, Bell JG. Sintomi delle donne con carcinoma ovarico in fase iniziale ad alto rischio. Obstet Gynecol. 1 febbraio 2022; 139(2):157-162. doi: 10.1097/AOG.00000000000004642. PMID: 34991145; PMCID: PMC9126568. (torna al testo)
- [6] https://worldovariancancercoalition.org/ (Nota: il testo originale indica [6] e poi un link, presumibilmente lo stesso di [1] o una pagina specifica. Ho riutilizzato il link di [1] come placeholder, da verificare se è corretto o se si riferisce a una pagina diversa dello stesso sito.) (torna al testo)
- [7] Barnes DR et al. Consortium of Investigators of Modifiers of BRCA and BRCA2. Polygenic risk scores and breast and epithelial ovarian cancer risks for carriers of BRCA1 and BRCA2 pathogenic variants. Genet Med. 2020 Oct;22(10):1653-1666. doi: 10.1038/s41436-020-0862-x. Epub 2020 Jul 15. PMID: 32665703; PMCID: PMC7521995. (torna al testo)
- [8] Barnard ME, Farland LV, Yan B, Wang J, Trabert B, Doherty JA, Meeks HD, Madsen M, Guinto E, Collin LJ, Maurer KA, Page JM, Kiser AC, Varner MW, Allen-Brady K, Pollack AZ, Peterson KR, Peterson CM, Schliep KC. Endometriosis Typology and Ovarian Cancer Risk. JAMA. 2024 Aug 13;332(6):482-489. doi: 10.1001/jama.2024.9210. PMID: 39018030; PMCID: PMC11255975. (torna al testo)
- [9] Khanlarkhani N, Azizi E, Amidi F, Khodarahmian M, Salehi E, Pazhohan A, Farhood B, Mortezae K, Goradel NH, Nashtaei MS. Metabolic risk factors of ovarian cancer: a review. JBRA Assist Reprod. 2022 Apr 17;26(2):335-347. doi: 10.5935/1518-0557.20210067. PMID: 34751020; PMCID: PMC9118962. (torna al testo)
- [10] www.ieo.it (torna al testo)
- [11] Ovarian cancer and oral contraceptives: collaborative reanalysis of data from 45 epidemiological studies including 23 257 women with ovarian cancer and 87 303 controls Collaborative Group on Epidemiological Studies of Ovarian Cancer, The Lancet, Volume 371, Issue 9609, 303 – 314. (torna al testo)
- [12] BRCA e chirurgia profilattica ovarica: ricadute anche per il seno | Fondazione Mutagens (torna al testo)
- [13] https://news.uthscsa.edu/ (Nota: il testo originale indica [13] e poi un link, presumibilmente lo stesso di [2]. Ho riutilizzato il link di [2] come placeholder.) (torna al testo)
- [14] https://fondazioneveronesi.it/ (torna al testo)
- [15] https://cancer.gov/ (torna al testo)
- [16] https://ocrahope.org/ (torna al testo)
- [17] https://www.cancerresearch.org/ (torna al testo)







Complimenti per l’interessante articolo.
Grazie mille