Le metalloproteinasi rappresentano una famiglia di enzimi la cui funzione principale è la degradazione delle proteine della matrice extracellulare, come il collagene, la laminina, la fibronectina, l’elastina e la parte proteica dei proteoglicani. Le metalloproteinasi sono iperespresse in numerose neoplasie maligne e la loro iperespressione è correlata con l’aggressività tumorale e il potenziale metastatico. Dato che le metalloproteinasi giocano un ruolo fondamentale nel processo di progressione della malattia neoplastica, come confermato dai dati preclinici e clinici, l’inibizione farmacologica dell’attività delle metalloproteinasi può determinare conseguentemente una marcata riduzione dell’invasività dei tumori primitivi e delle metastasi. La famiglia degli inibitori delle metalloproteinasi comprende vari farmaci tra cui marimastat, batimastat, BAY 12-9566, BMS-275291 e i bisfosfonati. Tutti, ad eccezione di questi ultimi, sono ancora in fase sperimentale sia in Italia che all’estero. I bisfosfonati, infatti sono già in commercio anche in Italia e rappresentano una classe di farmaci inizialmente utilizzati per la cura dei disturbi dell’omeostasi del calcio e, più recentemente, per la palliazione e la prevenzione delle metastasi ossee nei pazienti oncologici. Oltre ad avere un effetto nel prevenire le complicazioni scheletriche nei pazienti oncologici con metastasi ossee, i bisfosfonati sembrano avere anche un’attività antitumorale diretta. I meccanismi d’azione responsabili dell’attività antitumorale dei bisfosfonati non sono ancora del tutto chiari. Tra essi annoveriamo:

  • la capacità di indurre l’apoptosi.
  • l’inibizione dell’adesione delle cellule tumorali e l’invasione della matrice extracellulare dell’osso.
  • l’attività antiangiogenetica.

 

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