di Catherine Amey – Naturopata, socio ARTOI

La meditazione

Parliamo oggi della meditazione con l’augurio di suscitare sufficiente interesse a integrare questa tecnica nel percorso personale di crescita e/o di guarigione di ognuno di noi.  È oramai ampiamente noto come una pratica costante di meditazione comporti un effetto positivo sulla salute e sul benessere nel senso più lato.

La medicina tradizionale cinese (MTC) ci insegna che la salute ottimale si ottiene quando si vive in armonia con l’universo, nella terminologia ermetica “come sopra sotto; come dentro fuori” e di conseguenza il microcosmo della psiche (mente) ha un’influenza diretta sulla salute del corpo (soma).

Chi lavora in campo sanitario può agevolmente constatare come gli stati emotivi abbiano un’influenza diretta nei risultati terapeutici.

Basti pensare al placebo (una risposta positiva quando ci si aspetta un risultato positivo), e al nocebo (una risposta negativa quando ci si aspetta un risultato negativo).  Un buon esempio dell’effetto nocebo si trova nel “Framingham Heart Study.(1) Studio cominciato nel 1948 per identificare i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. Si è allora scoperto che le donne che “supponevano” di essere inclini a malattie cardiache avevano quasi quattro volte più probabilità di morire (per complicanze cardiache) rispetto a quelle che non avevano tale “supposizione”, mentre tutte in realtà avevano fattori di rischio simili.  Altro esempio illuminante è l’esperimento eseguito nel 1981 da Schweiger e Parducci(2) i quali hanno comunicato ad un gruppo di volontari che una lieve corrente elettrica sarebbe passata attraverso la loro testa (nessuna corrente è stata invece trasmessa!), due terzi dei volontari si sono   lamentati di mal di testa dopo l’esperimento.

La risposta al placebo

Fabrizio Benedetti e Martina Amanzio(3) hanno pubblicato un ampio studio intitolato, La risposta al placebo: come parole e riti cambiano il cervello del paziente.

Con l’uso di vari test (come PET, risonanza magnetica funzionale e MEG), hanno scoperto “cambiamenti al livello biochimico e cellulare che sono stati indotti dal placebo nel cervello del paziente e che sono sorprendentemente simili ai cambiamenti indotti dai farmaci.”

Benedetti conclude che “questo nuovo modo di pensare può avere profonde implicazioni sia per la sperimentazione clinica che per la pratica medica.”

Egli esplora almeno due possibili meccanismi; il primo è il condizionamento classico e inconscio (come il famoso esperimento di salivazione di Pavlov), attraverso la quale il cervello viene attivato per rilasciare dopamina.  Il secondo è di natura “cosciente”, generato dalle aspettative delle attività emotive e cognitive.

Attraverso la meditazione e altre pratiche psicosomatiche, è possibile attingere alla mente conscia e inconscia ed è possibile osservare il campo della coscienza.  Facciamo un esempio; se entriamo in un fiume, conosciamo il fiume solo nel punto esatto dove ci troviamo, ma essendo in quel fiume, nel suo flusso, siamo di fatto connessi all’intero fiume.

Quindi ciò che sentiamo, che tocchiamo, vediamo, udiamo, assaggiamo e sentiamo nel preciso momento in cui l’acqua fresca ci scorre sulle dita dei piedi è intrinsecamente connesso con l’intero fiume.

Benefici della meditazione

Forse il primo e il più noto beneficio della meditazione è la capacità di mediare la risposta psicosomatica allo stress.

Questo meccanismo è stato studiato a lungo per arrivare all’uso della meditazione in aggiunta ad altre terapie.  Negli Stati Uniti, non è affatto raro che un cardiologo suggerisca o addirittura prescriva tecniche di meditazione per la gestione integrata di stati ipertensivi e come complemento della terapia farmacologica.  Anche in Italia a Salerno i sanitari associati ad ARTOI suggeriscono ai pazienti vari metodi psicosomatici per migliorare l’esito terapeutico delle terapie in atto e stimolare così lo stesso paziente a prendere un ruolo attivo nella cura di sé e della propria salute.

Herbert Benson

Herbert Benson, cardiologo e professore della Harvard School of Medicine, è uno dei pionieri nella ricerca sugli effetti positivi della meditazione con numerosissime pubblicazione scientifiche. Nelle sue parole, “Lo stato fisiologico di rilassamento è uno stato fisico di riposo profondo che cambia le risposte fisiche ed emotive allo stress .. ed è l’esatto contrario della teoria dello stress “fight or flight response del Hans Selye (reazione di attacco o di fuga).

Gli studi di Benson comprendono, “La diminuzione della tossicodipendenza attraverso implementazione di meditazione trascendentale: Uno studio su 1.862 soggetti nel 1972(4) , e “Uno stato fisiologico ipometabolico a veglia” nel 1971(5) , dove Benson ha misurato la scarsa domanda di ossigeno durante la meditazione e durante il riposo profondo.

Benson ha giocato un ruolo fondamentale nel sviluppare interesse sulla meditazione e nel suo uso in campo sanitario studiando i cambiamenti fisiologici delle varie tecniche fin dal 1968. Come docente di una famosissima scuola di medicina li ha resi argomenti accettabili a livello accademico e non solo.

Jon Kabat Zinn

Alla fine degli anni ’70 il Jon Kabat-Zinn, il fondatore di Mindfulness/MBSR (tecnica questa basata sulla tradizione di meditazione buddista Zen) iniziò la sua ricerca in campo sanitario indirizzandola sulle interazioni mente/corpo per la riduzione dello stress.  Grazie al contributo ed agli sforzi di Kabat-Zinn, la ricerca in questo ambito si espandeva esponenzialmente, ed oggi Mindfulness/MBSR è diventata la forma di meditazione più nota in campo sanitario.

Successivamente la ricerca sulle neuroscienze proseguiva ancora; Andrew Newberg (Professore e Direttore di Ricerca alla Myrna Brind Center of Integrative Medicine, Thomas Jefferson University Hospital) ha studiato il cervello delle persone con esperienza costante di meditazione e di preghiera e durante vari esami diagnostici su monaci e suore di religioni diverse, notava effetti di grande interesse.

Andrew Newberg

Newberg ha utilizzato una tecnologia di imaging (SPECT) in grado di rilevare l’area più attiva del cervello, quella cioè che corrisponde ad un maggiore flusso sanguigno in tempo reale (vedi l’immagine sul sito web http://www.andrewnewberg.com/research).

I lobi di interesse individuati erano i lobi frontali o le zone di concentramento (i centri della forza di volontà, dell’attenzione e dell’esperienza dell’Unità) e i lobi parietale conosciuti come le zone di orientamento (nello spazio, la distinzione tra il sé e il mondo, e la sede della mente e l’ego).  Newberg ha pubblicato descrizioni dettagliate dei risultati di questi studi e le sue teorie sul funzionamento del cervello durante la preghiera e la meditazione nei saggi, “Perché crediamo ciò in cui crediamo,“ e “Dio nel cervello, La prova biologica della fede.”  (“Why We Believe What We Believe”, and “Why God won’t Go Away”).

Richard Davidson

Alcune delle scoperte di Newberg sono state corroborate dal neuroscienziato Richard Davidson dell’Università del Wisconsin. Davidson ha collaborato con il Dalai Lama, che ha mandato otto dei suoi monaci più realizzati al laboratorio di Davidson per uno studio scientifico(6).

Con utilizzo di EEG e risonanza magnetica, Davidson ha studiato i tibetani durante la meditazione profonda e ha trovato molto elevato il livello di attività nella corteccia prefrontale – specialmente sul lato sinistro che coincide con sentimenti di gioia, felicità e compassione.

Le registrazioni EEG durante la meditazione profonda hanno mostrato onde Gamma estremamente potenti in quella stessa area del cervello. Davidson ha anche esaminato i cervelli delle persone che non hanno mai praticato meditazione. Quando i risultati sono stati esaminati in questi ultimi si è trovato poco o niente.

In conclusione per le persone che non hanno mai meditato, che speranze concrete ci sono per arrivare ad un beneficio sullo stato di salute e sul benessere in senso lato? Quanto tempo ci vuole per ottenere risultati positivi?

Mindfulness di Holzen

Per averne un’idea e qualche stimolo, basta guardare lo studio sulla meditazione Mindfulness di Hölzel nel 2011(7) dove i partecipanti hanno meditato per circa 30 minuti al giorno per 8 settimane.

La risonanza magnetica del cervello prima e dopo il regime di meditazione dei partecipanti ha trovato un aumento della materia grigia nell’ippocampo (un’area importante per l’apprendimento e la memoria) e nell’amigdala (una regione collegata ad ansia e stress). Al contrario, il gruppo di controllo che non praticava meditazione non ha mostrato tali cambiamenti.

Questi studi e molti altri suggeriscono che non è la quantità di tempo, ma la qualità e la regolarità della pratica che genera una differenza significativa in un tempo relativamente breve.

Quindi la prossima domanda è: perché aspettare?

Voglio in ultimo condividere una delle mie meditazioni preferite ricompresa nel best-seller di Herbert Benson, che ha attirato così tanti americani e medici verso la meditazione negli anni ’70, più o meno quando io ho iniziato il mio percorso. Richiede poco tempo per eseguirla e sono convinta che se praticata quotidianamente (o almeno 5-6 giorni a settimana) per 8 settimane chiunque potrà riscontrare un netto beneficio sulla salute e sul livello di benessere.

I passaggi per suscitare la “Risposta di Rilassamento”

La seguente è la tecnica dal libro “best seller” del Dr. Herbert Benson
“La Risposta di Rilassamento” pagine 162-163
________________________________________

  1. Sedersi tranquillamente in una posizione comoda.
  2. Chiudere gli occhi.
  3. Rilassare tutti i muscoli in profondità, iniziando dai piedi e progredendo fino al viso.
  4. Mantenere i muscoli rilassati.
  5. Respirare attraverso il naso.

Diventate consapevoli del respiro.

Per ogni espirazione, dire la parola, “uno” * (silenziosamente a se stessi).
Respirare in modo semplice e naturale.

Proseguire da 10 a 20 minuti. Si possono aprire gli occhi per controllare il tempo, ma non usare un allarme.

Alla fine restare seduti in silenzio per alcuni minuti, con gli occhi chiusi prima e poi con gli occhi aperti. Attendere qualche minuto prima di alzarsi.
Praticare la tecnica una o due volte al giorno, preferibilmente due ore dopo mangiare, poiché i processi digestivi potrebbero interferire con l’elicitazione della “risposta di rilassamento”.Non preoccuparsi se non si raggiunge subito un livello profondo di rilassamento.

Mantenere un atteggiamento neutrale per permettere il sopraggiungere del rilassamento.

Ignorare tutti i pensieri; non soffermarsi su di essi e tornare a ripetere la parola “uno” in silenzio a se stessi.

Con una pratica costante, lo stato di rilassamento si ottiene senza sforzo.

* “uno” o qualsiasi altra parola calmante, oppure un suono mellifluo, preferibilmente senza alcun significato o associazione, al fine di evitare la stimolazione di pensieri inutili.

 

 

Catherine Amey : Naturopata, socio ARTOI. Ha lavorato all’ospedale di Salerno (OO.RR S. Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona) con il Dott. Maurizio Episodio sviluppando una versione modificata della riflessologia plantare in concomitanza con agopuntura. Praticante della meditazione e dello yoga dall’adolescenza, è insegnante di yoga da oltre 20 anni, prediligendo il cd “Yoga Mindfulness.” Ha condotto gruppi di meditazione e di yoga nell’Ospedale di Salerno per aiutare i pazienti a sopportare meglio le varie terapie, lo stress della malattia e per migliorare lo stato di salute complessivo e quello dell’anima.

1. Gordon T, Castelli WP, Hjortland MC, Kannel WB, Dawber TR. Predicting coronary heart disease in middle-aged and older persons. The Framington study. JAMA. 1977 Aug 8;238(6):497-9.
2. Schweiger A, Parducci A. Nocebo: the psychologic induction of pain. Pavlov J Biol Sci. 1981 Jul-Sep;16(3):140-3.
3. Benedetti F, Amanzio M. The placebo response: how words and rituals change the patient’s brain. Patient Educ Couns. 2011 Sep;84(3):413-9.
4. Benson Herbert, Wallace Robert K. Decreased drug abuse with Transcendental Meditation: A study of 1,861 subjects. In: Zarafonetis CJD, ed. Drug Abuse – Proceedings of the International Conference. Philadelphia: Lea and Febiger, 1972:369-76.
5. Wallace RK, Benson H, Wilson AF. A wakeful hypometabolic physiologic state. Am J Physiol 1971;221(3):795–9.
6. Lutz A, Greischar LL, Rawlings NB, Ricard M, Davidson RJ. Long-term meditators self-induce high-amplitude gamma synchrony during mental practice. Proc Natl Acad Sci U S A. 2004 Nov 16;101(46):16369-73. doi: 10.1073/pnas.0407401101. Epub 2004 Nov 8.
7. Hölzel BK, Carmody J, Vangel M, Congleton C, Yerramsetti SM, Gard T, Lazar SW. Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density. Psychiatry Res. 2011 Jan 30;191(1):36-43.