Pubblichiamo due articoli della Dott.ssa Liuva  Capezzani (e altri)
Dipartimento di Psichiatria e Area di Supporto alla Persona, Regina Elena con un’introduzione a cura del Prof. Massimo Bonucci:

La psiconcologia ha privilegiato tra le sue aree di interesse da una parte l’indagine dei fattori di rischio psicoemotivi nell’esordio e decorso del cancro, approcciando così sia in senso psicosomatico che somatopsichico alla prevenzione primaria e secondaria del cancro, e dall’altra lo studio di modelli psicoterapici elegibili in setting istituzionali e privati.

I due lavori sollecitano nella rete sociale e sanitaria della persona affetta da cancro un apprendimento discriminativo delle variabili del distress generale e di quelle del disturbo post-traumatico da stress, dando priorità nelle fasi inziali diagnostiche a trattamenti elettivi per il PTSD.

Ciò favorirebbe una minore quantità di stress e un minor numero di eventi di vita avversi traumatici (diagnosi, effetti dei trattamenti chirurgici chemioterapici) che andrebbero a pesare in senso cumulativo a distanza di tempo, oltre le fasi stesse di follow-up medico, sul vissuto psicologico deelle persone con una storia di cancro.

Fattori di rischio psicoemotivi nell’esordio e decorso del cancro

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Il primo articolo di Capezzani (2013) descrive lo stato dell’arte degli studi finora pubblicati circa le evidenze sulle correlazioni tra fattori di rischio psicoemotivi ed esordio ed evoluzione del cancro. La soppressione delle emozioni, alti livelli di ansia cronica, modalità di adattamento controllanti, senso di impotenza appresa, disperazione e negazione sono indicati come i fattori che più di altri possono contribuire al distress emotivo prima e dopo la diagnosi di cancro. Molto più interessanti gli esiti dello studio longitudinale di Gloden-Kreurz (2005) secondo cui il numero di eventi di vita stressanti precedenti la malattia sono un predittore della qualità di vita e quindi del distress psicofisico dei pazienti a 12 mesi dalla fine dei controlli di follow-up, quindi del distress postumo al cancro e non al suo esordio; invece alti livelli di stress traumatico in fase diagnostica e di trattamento correlavano negativamente con la qualità di vita psicologica durante il ricovero iniziale ed i trattamenti adiuvanti.

Questi dati sostengono modelli di distress diversi nei pazienti oncologici e suggeriscono procedure taerapeutiche specifiche per essi. Quando quindi nel gergo comune di pazienti ed operatori sanitari si usa parlare di stress del paziente, si dovrebbe poter anche far riferimento ad un vissuto traumatico meglio specificato nella diagnosi di PTSD (Disturbo Post-traumatico da Stress) secondo il DSM-IV e che secondo la letteratura (Faretta, 2014) ottiene i migliori risultati con la Terapia Cognitivo Comportamentale e l’EMDR (Eye Movement Desensization Reprocessing, -Shapiro, 1995)

EMDR e CBT per pazienti oncologici: studio degli effetti su PTSD, ansia e depressione

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Il secondo articolo di Capezzani et al. (2013) confronta in uno studio pilota su pazienti oncologici con diagnosi di PTSD, gli effetti della Terapia Cognitivo Comportamentale vs. quella dell’EMDR su variabili del distress psicofisico (ansia, depressione, disregolazione psicofioslogica) e del PTSD quando usate in fase di follow-up medico, e gli effetti dell’EMDR in fase di terapie attive vs. la fase di follow-up medico sulle stesse variabili. I dati mostrano che solo l’EMDR e non la Terapia Cognitivo Comportamentale consente in sole 8 sedute di superare la diagnosi di PTSD in tutte le fasi, sia quella delle terapie attive che del follow-up medico: miglioramenti significativi si hanno nei sintomi intrusivi del PTSD. Invece, entrambe i due tipi di approcci psicoterapici hanno effetti significativi nel miglioramento del distress generale (ansia, depressione, disregolazione psicofioslogica).

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