Lo Shiatsu è una tecnica manuale a orientamento psicofisico che trae origine dalle antiche pratiche della medicina tradizionale cinese, introdotte in Giappone tra il VII e l’VIII secolo dai monaci e medici buddhisti. Pur avendo radici cinesi, lo Shiatsu è oggi riconosciuto come disciplina giapponese, caratterizzata dall’attribuzione all’atto pressorio di una funzione autonoma di riequilibrio.
Il Ministero della Salute e del Benessere del Giappone lo definisce come:“un trattamento nel quale si adoperano i pollici e le palme delle mani per esercitare pressioni su determinati punti, allo scopo di correggere irregolarità dell’organismo, conservare e migliorare lo stato di salute e contribuire alla cura di taluni stati morbosi”.
Il termine deriva da shi (dita) e atsu (pressione), ovvero “pressione con le dita”.
Lo Shiatsu rientra tra le pratiche sistemiche e olistiche orientate alla persona nella sua globalità — corpo, mente e dimensione relazionale — e utilizza metodi naturali volti a favorire il mantenimento o il recupero dell’equilibrio dell’organismo.
Tra i principali maestri che ne hanno definito identità e didattica si distinguono Tokujiro Namikoshi e Shizuto Masunaga, i cui modelli costituiscono tuttora i riferimenti più diffusi nella formazione professionale in Occidente.
Sebbene relativamente recente come disciplina codificata, lo Shiatsu affonda le proprie radici nella medicina tradizionale giapponese Kampo, a sua volta derivata dalla medicina classica cinese.
Il termine “Shiatsu” comparve per la prima volta agli inizi del XX secolo con Tenpeki Tamai, autore nel 1939 del testo Shiatsu-ho. Tuttavia, la sistematizzazione moderna della disciplina è principalmente legata a Tokujiro Namikoshi (1905-2000), che sviluppò un approccio basato su pressioni mirate lungo percorsi funzionali correlati al sistema nervoso, muscolo-scheletrico e agli organi interni.
Nel 1940 Namikoshi fondò a Tokyo il Japan Shiatsu College, contribuendo in modo decisivo al riconoscimento ufficiale dello Shiatsu in Giappone (1955 come parte dell’Anma e 1964 come disciplina autonoma).
Dopo la Seconda guerra mondiale si affermò anche Shizuto Masunaga, psicologo e studioso di medicina cinese, fondatore dello Iokai Shiatsu Center (1968). Il suo stile, noto come Zen Shiatsu, recupera il riferimento ai meridiani energetici e introduce elementi distintivi quali:valutazione energetica di addome e dorso, categorie Kyo/Jitsu (vuoto/pieno) ,pressione bi-manuale con concetto di “sostegno”, esercizi per l’auto-stretching dei meridiani.
Il suo contributo ha avuto ampia diffusione in Europa e in Italia.
A partire dagli anni ’80 lo Shiatsu ha conosciuto una crescente diffusione in Occidente, in parallelo con l’aumento dell’interesse per la promozione del benessere e per gli approcci integrati alla salute.
In Italia la professione rientra tra quelle disciplinate dalla Legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in ordini o collegi, che ne consente il libero esercizio in ambito non sanitario. In questo contesto, lo Shiatsu è progressivamente entrato in diversi percorsi di medicina integrata e in progetti di ricerca accademica.
Oggi lo Shiatsu è considerato uno strumento di supporto orientato alla promozione della salute e del benessere della persona. Il trattamento consiste in pressioni perpendicolari, costanti e modulabili applicate su tutto il corpo, con l’obiettivo di favorire il riequilibrio funzionale ed energetico dell’organismo.
Una caratteristica distintiva è l’approccio globale alla persona: l’intervento non si focalizza esclusivamente sul sintomo, ma mira a sostenere le risorse adattive e di autoregolazione dell’individuo.
Nel modello contemporaneo di salute, lo Shiatsu si colloca prevalentemente nell’area della promozione della salute, della prevenzione e del supporto ai percorsi terapeutici e riabilitativi e nella Medicina Integrata.
Il riferimento teorico più coerente è il modello della salutogenesi elaborato dal sociologo della salute Aaron Antonovsky, centrato sul rafforzamento del “senso di coerenza” e delle risorse individuali di resilienza. In questa prospettiva, l’attenzione si sposta dalla sola patologia alla capacità della persona di mantenere o recuperare equilibrio e vitalità anche in condizioni di stress o malattia.
Lo Shiatsu, pur non intervenendo direttamente sui processi patogenetici, può: sostenere i processi di autoregolazione psicofisica, favorire il rilassamento e la consapevolezza corporea, contribuire alla gestione dello stress e delle tensioni , affiancare, in modo complementare, percorsi medici e riabilitativi.
All’interno della medicina integrata, il suo valore risiede soprattutto nella capacità di mantenere la persona al centro del processo di cura, valorizzandone le risorse sane e promuovendo partecipazione attiva e adattamento.
Lo Shiatsu rappresenta oggi un ponte culturale tra tradizioni orientali e conoscenze occidentali contemporanee. La sua evoluzione continua si colloca in una visione della salute come processo dinamico, che integra interventi terapeutici, preventivi e di promozione del benessere.
In questo quadro, lo Shiatsu si configura come pratica di supporto orientata alla persona, con potenziale applicativo nei percorsi multidisciplinari di medicina integrata.






