Castelfranco Veneto, 22 marzo 2020

Il silenzio di questi giorni grida le sofferenze delle famiglie che hanno perso le persone care. Ogni persona ha una storia, affetti, “corrispondenza di amorosi sensi”.  E il distacco non è mai indolore, le persone che vengono a mancare non sono numeri.

Tuttavia, con tutto il rispetto per i cari estinti e le loro famiglie, è con i numeri che dobbiamo confrontarci per descrivere le dimensioni del problema.

Il trend di contagi e di decessi è tutt’ora in crescita ed è stato previsto il picco fra qualche giorno.

COVID-19, polmonite interstiziale e fattori ambientali

Il COVID 19 è un virus a RNA che riconosce come recettore una struttura proteica presente a livello delle cellule degli alveoli polmonari denominata ACE 2. Tale proteina è presente anche nell’intestino tenue e, meno espressa, anche in altri organi e tessuti.

L’espressione di ACE 2 aumenta con l’età, e sappiamo che le persone più suscettibili alla polmonite COVID 19 correlata sono gli anziani specie se hanno una o più malattie croniche preesistenti (es. diabete, ipertensione arteriosa, insufficienza renale cronica, neoplasie). Però le polmoniti non risparmiano neanche i più giovani anche se molto meno frequentemente.

La polmonite è di tipo interstiziale, cioè che interessa l’esile tessuto connettivo di sostegno del parenchima polmonare, costituito per lo più, nel giovane sano e non fumatore, da fibre elastiche.

Sappiamo che fattori ambientali specie inalanti professionali, metalli pesanti e fumo di sigaretta possono provocare una bronchite cronica ostruttiva con perdita delle fibre elastiche (enfisema polmonare). Questi pazienti presumibilmente sono proni ad un’evoluzione meno favorevole della polmonite interstiziale, essendoci già una funzionalità polmonare ridotta. Ma vi sono anche altri fattori più sottili che possono incidere negativamente sulla salute; ci si riferisce ai campi magnetici specie quelli di ultima generazione.

Polmonite interstiziale: le persone più soggette e complicanze

La polmonite interstiziale è causata da una serie di eventi immunologici che partono dallo squilibrio dei linfociti T helper, con riduzione dell’espressione dei TH1 deputati alla produzione di interleuchina 2 e interferon gamma ad azione antivirale tramite lo stimolo delle cellule fagocitarie (macrofagi) e delle cellule Natural Killer. Vi è invece un aumento delle cellule TH2 che inducono la sintesi di varie citochine infiammatorie tra cui l’interleuchina 6. Questa attivazione porta ad una reazione infiammatoria con interessamento del tessuto connettivo parenchimale.

Si diceva che le persone più soggette a complicanze dovute alla polmonite interstiziale sono gli anziani e i pazienti con comorbilità croniche preesistenti.

Dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità si deduce che i decessi al 20.03.2020 erano 3200. Di questi è stato valutato un campione di 481 pazienti deceduti e si è visto che l’1.2% (6 pazienti) non avevano comorbilità, il 23.5% (113 pazienti) avevano una patologia cronica preesistente, il 26.6% (128) due patologie e il 48.6% (234) tre o più patologie.

Le patologie che incidono maggiormente sulla mortalità sono, in ordine di importanza:

  • ipertensione arteriosa,
  • diabete mellito,
  • cardiopatia ischemica,
  • fibrillazione atriale,
  • insufficienza renale cronica,
  • cancro attivo negli ultimi 5 anni,
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva,
  • demenza,
  • ictus,
  • epatopatia cronica.

Le possibilità terapeutiche

Al momento vi sono varie possibilità  terapeutiche, dagli antiretrovirali (Lopinavir/ritonavir o remdesivir), alla clorochina o in alternativa idrossiclorochina in associazione con un antibiotico macrolide (Azitromicina), ad un farmaco antireumatico che inibisce l’interleuchina 6 (Tocilizumab) utilizzato per la prima volta nei pazienti COVID presso l’ospedale Cotugno di Napoli. Il lavoro in cui i pazienti sono stati trattati con idrossiclorochina e azitromicina, condotto dai ricercatori di Marsiglia e Nizza e pubblicato il 17.3.2020, ha evidenziato che nelle persone trattate con i due farmaci c’era la negativizzazione del COVID 19 al 6° giorno di terapia.

Vi è un lavoro del 18.03.2020 pubblicato su Engineering, una rivista scientifica con un buon impact factor, dove si è visto che l’associazione Favipiravir (un antivirale giapponese) + interferon alfa (quest’ultimo per aerosol) negativizza il Covid 19 in 4 giorni nel 91% dei pazienti trattati, mentre con Lopinavir/Ritonavir e interferon alfa (aerosol) la negativizzazione si ha in 11 giorni e solo nel 62% dei pazienti trattati.

Stamane discutevo al telefono di questo lavoro con una Collega di Roma e oggi pomeriggio, proprio mentre sto scrivendo,  apprendo con gioia che forse in Veneto sarà avviata la sperimentazione con Favipiravir. Un’altra considerazione è la consapevolezza che questa non è un’influenza in quanto, per la sua caratteristica fisiopatologica, colpisce i polmoni con evoluzione purtroppo non sempre favorevole.

E’ anche vero che l’influenza nel 2019 ha causato circa 8000 decessi, ma in un tempo più protratto rispetto a quello che accade oggi, ove la numerosità dei contagi, proprio per la caratteristica del virus, si è verificata in un tempo breve.

Quindi non siamo in presenza di una serie di ondate epidemiche diluite in tutto il periodo invernale, come succede con la comune influenza, ma con un’ondata epidemica concentrata nel tempo, con complicanze respiratorie che richiedono l’ossigenoterapia, la ventilazione, fino al trasferimento in rianimazione nei casi più gravi. Un’ondata epidemica a cui il sistema sanitario, non dimensionato per questo evento di portata non comune, fatica a far fronte.

Integrazione e stile di vita: un ruolo importante per combattere il virus

E’ esperienza comune dei Medici ARTOI, che si occupano di Oncologia integrata, che i pazienti in terapia integrata si ammalano molto meno di malattie invernali e anche di influenza. Quindi, per traslato, l’integrazione potrebbe giocare un ruolo preventivo importante anche verso l’infezione da  COVID 19 e soprattutto contro le complicanze.

Anche lo stile di vita gioca un ruolo importante. Sicuramente le norme igieniche che vengono comunicate oramai da parecchi giorni sono fondamentali, ma vi sono in più anche altri aspetti che necessitano di essere considerati.

Abbiamo vissuto per molti anni nel distress, stimoli ambientali che attivano ripetutamente il simpatico e l’increzione di cortisolo con conseguente depressione del sistema immunitario. Non è la reazione di attacco o fuga che vive per alcuni secondi l’animale predatore o preda e poi tutto ritorna alla norma. Nella nostra società dove il nostro stile di vita era caratterizzato da una velocità pazzesca, non vi era posto per le battute d’arresto, per il silenzio.

Ora il silenzio sembra quasi recare un messaggio sulla necessità di fermarsi, riprendere respiro, osservare e osservarsi, meditare, ritrovare  la nostra umanità; ritrovare quella celeste dote che negli umani dovrebbe far si che la corrispondenza di amorosi sensi sia presente non solo per i propri cari, ma per ogni essere umano, per ogni essere vivente, per l’acqua, l’aria, la terra.

Un canto sciamanico dice “per arrivare a Dio è necessario imparare a essere umani”.  Comprendiamo che la nostra mente fa vedere che nella terra siamo circa 7 miliardi, ma in realtà dovremmo considerarci come un unico organismo vivente.

Condividiamo un comune destino, per questo il rispetto e l’amore degli uni per gli altri, per il pianeta e per ogni essere vivente sono fondamentali.  Abbiamo dimenticato di ascoltare, di ascoltare la voce di Dio nel nostro cuore; dobbiamo riconnetterci a Lui poiché la Sua voce canta in ogni creatura, in ogni singolo atomo dell’universo, ma noi abbiamo dimenticato di ascoltare.

Quindi stile di vita vuol dire innanzi tutto il rispetto di sé stessi, degli altri e del pianeta.

Le tecniche e gli elementi del “silenzio interiore”

Poi ci sono delle tecniche che possono sicuramente aiutare, ad esempio il Qi Gong che si è visto modula il sistema immunitario, lo yoga, gli esercizi di respirazione, la musica (Mozart, Bach, Handel).

Dobbiamo considerare i vari alimenti che permettono al nostro organismo di funzionare adeguatamente.

Il primo alimento è l’aria. Non possiamo stare più di qualche minuto (i più allenati) senza respirare. Abbiamo dimenticato di percepire il respiro di Dio in noi.

Il secondo è l’acqua. Senza acqua si può sopravvivere per qualche giorno.

Il terzo elemento è il cibo senza il quale si può sopravvivere per qualche settimana.

Sembra che il nutrimento più diventa sottile più diventa importante.

Fino alle emozioni e alla parte spirituale senza la quale il corpo non può vivere. A tal proposito nel 2014 una Psicooncologa americana, Kelly Turner, ha pubblicato un libro sulle remissioni spontanee in oncologia. In letteratura è descritto che vi può essere una percentuale di remissioni spontanee che si attesta intorno al 10 per mille.

La dottoressa Turner ha intervistato circa 1200 pazienti guariti, chiedendo che cosa avevano cambiato nella loro vita. Sono risultati nove cambiamenti fondamentali che ogni paziente aveva operato. Di questi solo due erano di ordine fisico e cioè l’alimentazione e l’assunzione di integratori, vitamine, fitoterapia ecc. Gli altri sette tipi di cambiamento di stile di vita riguardavano le sfere emozionale e spirituale. Il libro si intitola “radical remission”, pubblicato anche in spagnolo col titolo “las 9 claves de la curacion natural del cancér y otras enfermedades”. Purtroppo non è ancora stato tradotto in italiano.

Quindi a maggior ragione direi che è importante sfruttare questo tempo di inattività che ci è dato per osservare e osservarci, meditare, ritrovare insomma nel profondo del nostro cuore quella scintilla di divina umanità presente in ognuno di noi.

Emozioni

Si parlava di emozioni. Ogni organo secondo la Medicina Tradizionale Cinese è correlato a delle emozioni.

Ad esempio il polmone è correlato con la tristezza. Viene controllata dalla gioia che è uno dei princìpi della Medicina Ayurvedica: Sat Cit Ananda, coscienza gioia e beatitudine. Il rene è correlato con la paura che si contrasta col coraggio. Il fegato, correlato dalla rabbia controllata dalla benevolenza. Il cuore correlato con l’odio che viene contrastato dal perdono e dall’amore disinteressato.

Yoga, tecniche del respiro, Qi gong lavorano a questi livelli inducendo un riequilibrio psicobiologico dell’essere.

Alimentazione e sostanze naturali contro il covid-19

Poi vi è l’alimentazione di cui molto si è parlato, vi sono a proposito numerose  pubblicazioni. Da  ricordare il lavoro ormai storico ma basilare pubblicato da World Cancer Research Fund (WCRF) nel 2007 dove è stato evidenziato che il rischio di ammalarsi di cancro o, di recidivare in caso di pazienti  in remissione, si riduce con una percentuale che varia dal 30 al 70% in base al tipo di neoplasia con un corretto stile di vita (attività fisica aerobica), un controllo del peso corporeo, una corretta alimentazione (ricca di verdure, ortaggi, cereali integrali, frutta; povera in prodotti animali specie carni rosse; riduzione degli alcolici e del sale) e con l’eliminazione del  fumo di sigaretta.

Dall’esperienza dei Colleghi Cinesi sappiamo poi che molte piante possono giocare un ruolo preventivo verso l’infezione da Covid 19 o in sinergia con la terapia farmacologica nei pazienti che sviluppano la malattia.

Tra le varie piante si possono ricordare l’astragalo a titolazione e dosaggio adeguati, la liquirizia,  la scutellaria, la rhodiola, il polygonum cuspidatum per citarne qualcuna.

Del polygonum in Italia è in commercio il principio attivo, la polidatina ad azione antiossidante e anti radicali liberi; è in grado di neutralizzare il danno cellulare.

L’astragalo (Estratto secco titolato al 70% in polisaccaridi) è stato utilizzato per la terapia integrata di infezioni virali, miocarditi virali, insufficienza cardiaca, disturbi epatici e renali. Esplica inoltre una immunomodulazione e una blanda azione diuretica.

La curcuma, disponibile in commercio in varie forme al fine di migliorarne la biodisponibilità, è una pianta eclettica con multiformi azioni; citiamo qui le proprietà antiinfiammatorie, antiossidanti, antibatteriche e antivirali. Si può associare ad altri rimedi fitoterapici per sinergizzarne l’attività, come il thè verde con una buona titolazione in epigallocatechina gallato, la Boswellia serrata e lo zenzero.

Vi sono poi dei rimedi micoterapici che vanno a riequilibrare il bilancio T helper 1/ T helper 2. I più importanti sono il Reishi o Ganoderma Lucidum, il Maitake o Grifola frondosa e lo Shiitake o Lentinus edodes.

Le vitamine

Un ruolo importante giocano anche le vitamine. La vitamina A, la vitamina E e le vitamine del gruppo B esercitano una protezione a livello delle mucose e prevengono il danno cellulare.

  • La vitamina B2 o riboflavina ha anche una azione antivirale;
  • La Vitamina C ha azione antiossidante e immunostimolante;
  • La vitamina D stimola i macrofagi, cellule che fagocitano i microrganismi patogeni, previene le infezioni del tratto respiratorio superiore. Se associata a un probiotico denominato Lactobacillus Reuteri la vitamina D migliora la VEMS (Volume espiratorio massimo nel primo secondo).
  • Assumono dunque un ruolo protettivo anche i probiotici e i prebiotici: prevenzione delle malattie infiammatorie intestinali ma anche sistemiche comprese dermatite atopica e asma bronchiale; protezione delle mucose.

Un altro rimedio importante è con complesso a base di aminoacidi, enzimi, microelementi e deuterio solfato, estratto dall’alga Litothamnium calcareum. Incrementa i livelli endogeni di glutatione ridotto, elimina i radicali liberi in eccesso, favorisce la respirazione cellulare, protegge i polmoni e stimola la funzione respiratoria. Sia questo complesso sia la somministrazione di Glutatione ridotto possono contrastare il danno cellulare da radicali liberi e quindi hanno un ruolo citoprotettivo in caso di lesioni indotte da infezioni virali.

Oli essenziali

Non dobbiamo dimenticare gli oli essenziali non deterpenanti, da sempre utilizzati nella medicina popolare, per la loro azione antisettica, ma anche per un’azione di riequilibrio dell’asse psiconeuroendocrino.

Gli oli essenziali raccomandati nella prevenzione del contagio sono:

  • Origanum officinale,
  • Timo serpillo,
  • Menta  piperita
  • Eucalyptus globosus.

E’ sufficiente una goccia di ciascuno da massaggiare sulla cute a livello del collo, attorno alla bocca e al naso e sulla fronte per avere un’azione sistemica, in quanto vi è un ottimo assorbimento percutaneo. Attenzione però a non toccare gli occhi.

In caso di tosse in fase iniziale si può usare l’Acetilcisteina che, oltre ad un’azione antiossidante, ha anche un’azione mucolitica e permette così una migliore eliminazione del muco ed eventualmente anche dei microorganismi patogeni. Si ricorda che la mucosa bronchiale è dotata di ciglia vibratili finalizzate a espellere il muco e i microrganismi patogeni. Le ciglia vibratili vengono inibite dal freddo, dal fumo di sigaretta e anche dai patogeni ambientali come le polveri sottili e i metalli pesanti.

In caso di broncospasmo possono essere utili i broncodilatatori per inalazione.

Dal punto di vista dell’equilibrio psiconeuroendocrino è fondamentale il ruolo della melatonina. Oltre a ciò ha azioni di regolazione del ritmo circadiano, antiossidante, immunomodulante e anti infiammatoria. Si è visto che tra i meccanismi fisiopatologici di Covid 19 vi è l’attivazione di una proteina denominata inflammosoma NLP3 che può indurre così la produzione di alcune citochine proinfiammatorie (IL-1beta e IL18).

La melatonina inibisce l’attivazione dell’inflammosoma NLP3. Si sa anche che la produzione di melatonina da parte dell’epifisi o ghiandola pineale raggiunge il massimo all’età di 10 anni e via via si riduce finché dopo i 60 anni la concentrazione plasmatica è  20 volte minore rispetto all’età prepuberale. E’ noto anche che le complicanze e le morti da Covid 19 aumentano con l’età, attestandosi intorno agli 80 anni come mediana dei decessi.

Quanto esposto nell’articolo è finalizzato unicamente a dare delle informazioni e non vuole in nessun modo sostituirsi al vostro Medico Curante o al vostro Medico di Medicina Integrata di fiducia, ai quali potete rivolgervi per ulteriori informazioni e consigli in merito alla eventuale terapia.

Vogliamo concludere con un incoraggiamento a resistere, a ritrovare quello spirito di cooperazione che da molto tempo manca, consapevoli che se si passa dal modello del pensiero individuale a quello del pensiero collettivo, considerando che siamo un immenso organismo dal quale ci sentiamo illusoriamente separati, ma dove in realtà siamo parte integrante del Tutto, tutti assieme passeremo questo momento buio e la luce ritornerà più splendente di prima nei nostri cuori.

 

Dott Elio Martin

ARTOI (Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate)

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